“Chissà quanti ricoveri (e morti) si sarebbero potuti evitare cominciando un’idonea terapia domiciliare ai primi sintomi. Bastava solo non sottovalutare tutte le febbri e le tossi iniziali”. A porsi la domanda non è il cittadino qualunque, ma un medico del 118, per di più contagiato dal coronavirus. Insomma, uno degli operatori in trincea che di tosse e febbre ne ha viste parecchie, salvo poi ritornare a casa del paziente per l’aggravarsi delle condizioni di salute per provvedere al ricovero. Situazione più diffusa di quanto si possa immaginare. La considerazione del collega, ha spinto il medico e sindacalista FSI 118, Francesco Papappicco a riflettere sulla situazione attuale dei contagiati e dei decessi.

Casi positivi e decessi. Quanti sono realmente in considerazione dell’esiguo numero di tamponi effettuati sulla popolazione, lasciata a casa con la speranza che non si aggravi al punto da dover essere trasportata in ospedale? Nessuno può dirlo. Sembra la sceneggiatura di un film. Quante persone morte in queste settimane avevano il coronavirus e non lo sapevano, finendo col contagiare inconsapevolmente amici e parenti? Il coronavirus, si legge negli articoli di alcuni giornali blasonati come il Corriere della Sera, può portare all’infarto.

Pochi giorni fa l’equipaggio del 118 di Gravina, con a capo il medico e sindacalista Francesco Papappicco, scoperchia il vaso di Pandora. L’ambulanza arriva su su codice rosso. Il paziente, un uomo sulla sessantina è in arresto cardiorespiratorio. Un conoscente, soccorritore, inizia il massaggio cardiaco, proseguito dall’equipaggio, ma per l’uomo non c’è niente da fare. A quel punto il medico è assalito da un dubbio: esiste una normativa, un decreto, una legge qualsiasi, che preveda il tampone per le morti improvvise non addebitabili immediatamente al coronavirus?

Il medico, in sostanza, si chiede come si faccia a sapere che il paziente morto improvvisamente, magari in pieno benessere, abbia o non abbia il coronavirus. Inizia così un conciliabolo lungo un’ora tra lo stesso medico, la Centrale Operativa del 118, il medico legale, l’epidemiologa dell’Ufficio Igiene della Asl e altre autorità preposte.

“C’è una falsità della dimensione del contagio in Italia, emergente dalla discordanza dei dati attesi, i dati del bollettino ufficiale quotidiano e ciò che realmente sta accadendo – spiega Papappicco -. A oggi non esiste una legge, una norma, un solo dispositivo giuridico, un protocollo che preveda il ‘tamponamento’ delle persone che muoiono a casa. Ho constatato diversi decessi per morte improvvisa in adulti non anziani, in buona salute e addirittura asintomatici fino al momento della morte”.

Secondo le nuove indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ci si è resi conto che il virus è nell’aria. Ma familiari, equipaggio del 118 e chiunque abbia avuto a che fare con l’uomo prima e con la sua salma poi, restano nel dubbio.

“Mi sono chiesto se dopo tutti i vari decreti nazionali e regionali – aggiunge Papappicco – qualcuno si fosse posto la mia stessa domanda: perché non si effettua il tampone a chi muore in casa in periodo di pandemia? Vi sembrerà uno spreco dato che non lo fanno neanche a noi o a voi tutti, figuriamoci, ma vi garantisco che sarebbe di fondamentale importanza sapere se le morti improvvise specie nei casi su descritti siano positivi o meno al covid”. Una tesi su cui si sta battendo da tempo il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, convinto ci sia un sommerso di morti per coronavirus che non emerge dai dati ufficiali.

Si tratta di un anello mancante nella catena della tracciabilità dei contagi. “Un paziente positivo al covid pauci/asintomatico che muore all’improvviso è stato una mina vagante fonte di contagio – spiega Papappicco -. Immaginate con quanti familiari, vicini di casa, e persone con cui è venuto a contatto al supermercato o in posta, al tabaccaio o al fruttivendolo potrebbe aver infettato! Poi d’un colpo muore e in fretta e furia viene strappato ai suoi cari e privato di degne esequie, tumulato o sotterrato da qualche parte”.

Alcuni sindaci, per esempio, in virtù delle telefonate ricevute dai concittadini risultati positivi, hanno dati diversi sul numero dei contagiati, ovviamente superiori a quelli diffusi. A sentire diversi medici del 118, poi, questo genere di morti sarebbero sempre più frequenti. Per non parlare degli anziani con altre patologie e quindi a maggior ragione possibilmente infetti e quindi potenzialmente contagiosi. Un elemento che sfugge alla logica in questa battaglia, considerando anche l’aumento dei casi di coronavirus tra gli operatori, resta quello relativo al trattamento riservato al personale del 118, in prima linea, ma sprovvisti di protezioni individuali adeguate e in numero sufficiente.

Del resto i calzari fai da te con le buste di immondizia, camici delle partorienti sopra tutine non a norma, mascherine inadeguate (quando disponibili), dubbi sulla corretta e tempestiva sanificazione dei mezzi, trattamento dei colleghi di operatori risultati positivi.

Man mano Governo, Regione, Protezione Civile – che continua a inviare mascherine buone come pezzette per la pulizia degli occhiali -, Asl e Direzioni varie, stanno adottando suggerimenti e proposte degli operatori in prima linea. La sensazione di navigare a vista è ancora troppo evidente. È di ieri la notizia della scoperta del primo vaccino ormai pronto a essere testato sull’uomo.

“Nelle more che venga messo a punto il vaccino – incalza il medico del 118 – va detto che il vaccino non è una cura. Salverà milioni di vite umane, ma non è curativo in quanto per definizione permette di attrezzare al meglio le difese del nostro sistema immunitario contro il virus, evitando le forme peggiori di malattia, esattamente come accade per altri vaccini del genere. Ad oggi sia il vaccino, sia una qualunque terapia antivirale valida e risolutiva sono lungi da essere presto disponibili”.

Una questione di tempo, dunque. “Siamo solo alla superficie – afferma -. Anche ieri solo in Italia altri 760 morti da bollettino. Vi dico, ci sono tanti altri decessi fuori dal conto ufficiale. Già parlano di fase II”. Eppure già si parla di date per la partenza. “Errore terribile – conclude Papappicco -. Chi ha potere decisionale ignora le voci fuori dal coro”.

 

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