“Ciao, come stai tu e tutta la tua famiglia? Per favore se puoi, scrivimi notizie su mia sorella. Non sappiamo più nulla di lei e non riusciamo a chiamare. Grazie e che Dio ti protegga”. È l’appello accorato scritto sul profilo Facebook di una dipendente della casa di riposo Don Guanella di Bari, focolaio del coronavirus.

 

L’aria resta pesante e, a quanto pare, le famiglie continuerebbero a ricevere poche informazioni sulle condizioni dei loro cari. Dal canto loro, i vertici della struttura difendono le proprie scelte e individuano un avvocato che avrà il compito di parlare al loro posto e una task force interna. Il compito sarà quello di farsi da tramite con il personale e i familiari. La speranza è quella che in questo modo possano essere eliminati i difetti di comunicazione obiettivi registrati in questo periodo complicato.

L’avvocato ha inviato un video a tutti i dipendenti in cui, tra le altre cose, esprime a nome del direttore “i sensi della più alta stima e gratitudine in questa situazione non facile”. Prima i ringraziamenti, poi l’appello a chi è ancora malato, comunque assente dalla struttura in difficoltà. ” La direzione vuole farvi sapere che sta vedendo i comportamenti virtuosi di tutti voi, sta vedendo le difficoltà che state avendo nella gestione dei servizi anche per l’assenza dei colleghi – dice l’avvocato -. A loro (agli assenti ndr.) faccio un appello accorato affinché ritornino il prima possibile, sia per un fattore numerico che per la professionalità”.

La richiesta di personale fatta girare di telefonino in telefonino non è servita a molto e quindi, compatibilmente con quarantene e malattie, c’è un gran bisogno del personale assente. E infine altri ringraziamenti ai dipendenti “per quello che avete fatto, state facendo e continuerete a fare”. Voci incontrollate dicono che il direttore della struttura, si aggiri nella struttura come se non fosse in quarantena perché trovato positivo. Conosciamo l’attenzione e la sensibilità di Don Santino e quindi siamo certi che la voce non trovi conferma.

La cosa che ha fatto saltare dalla sedia i dipendenti e la Cgil è un’altra. Alla luce di tanta gratitudine, infatti, non ci si aspettava la diffusione di un modulo in cui si chiede a tutti i dipendenti di mettere una firma. Un’autocertificazione in cui di fatto si scarica sui lavoratori la responsabilità di tutto. In sostanza, i dipendenti dovrebbero dichiarare che “non hanno avuto contatti con persone contagiate”. Ma come si potrebbe affermare una cosa del genere se tutti all’interno del Don Guanella in qualche modo hanno avuto contatti, anche strettissimi, con pazienti o altri dipendenti contagiati e tutt’ora in quarantena, a comunicare dal direttore e altri quattro sacerdoti risultati positivi?

Dicevamo della Cgil. Due giorni fa il sindacato, con una nota particolarmente piccata, ha accusato la struttura senza mezzi termini di voler far certificare il falso ai lavoratori e per questo chiede di ritirare il documento.

Per evitare voci incontrollate e inutili allarmismi, ci sarebbe bisogno di maggiore condivisione delle informazioni con le famiglie, lasciando che i dipendenti possano concentrarsi nell’assistenza dei pazienti e nella propria salvaguardia.

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