“Caro Presidente Michele Emiliano, caro Direttore del Dipartimento della Salute della Regione Puglia Dr Vito Montanaro, caro Dr Sanguedolce, caro Dr Di Bello, caro Dr Gaetano Dipietro, mi dispiace dirlo pubblicamente ma vi devo dire che in questa guerra contro il COVID-19 abbiamo fallito tutti”.

È quanto si legge nello sfogo pubblicato su Facebook da Gianluca Albergo, autista soccorritore del 118. Parte del personale sanitario è impegnato in prima linea senza materiale protettivo idoneo. La polemica sulla disponibilità e distribuzione dei dpi non si placa.

“Non è da persone responsabili, omettendo di essere a conoscenza dei motivi, mandare allo sbaraglio personale del Servizio Emergenza Urgenza Medica del 118 della Regione Puglia senza i dovuti Dispositivi di Protezione Individuali adatti ad affrontare questa emergenza – si legge nel post -. D’ora in avanti io e tutti i colleghi interverremo su ogni intervento solo ed esclusivamente se abbiamo a disposizione i DPI a norma di legge, altrimenti rifiuteremo di intervenire alle richieste di soccorso, lo dice la legge, ce lo dite ad ogni inizio di qualsiasi corso di informazione che non dobbiamo intervenire se la scena non è sicura”.

“Ebbene, da oggi, nessuna scena è più sicura, ci troviamo davanti a gente che nasconde i sintomi pur di avere un ambulanza a casa, ci troviamo di fronte a personale sanitario, come nel caso di alcune strutture private, che non hanno rispetto né per se stessi né per gli ospiti non indossando nemmeno le mascherine chirurgiche, ci troviamo davanti al nemico e, quasi sempre, inermi – spiega Albergo -. Non siamo carne da macello, siamo esseri umani che ci stanno mettendo anima e corpo pur di affrontare questa situazione ma siamo stanchi di subire, da ora basta. Buona domenica delle palme a chi ha altro a cui pensare, io ho da pensare a come tutelare chi indossa la mia stessa uniforme, ora sono i miei fratelli”.

Continuano ad arrivare segnalazioni sulle precarie condizioni in cui gli operatori sanitari sono costretti a lavorare. L’ultima, in ordine cronologico, riguarda un soccorritore obbligato ad indossare calzari rotti senza possibilità di ricambio.

 

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