foto di repertorio

“I test rapidi (15 minuti) per anticorpi anti-SARS-CoV-2 non sono adatti per la diagnosi di infezione ma danno buone informazioni sulla risposta immunologica nei confronti del virus e possono essere utilizzati solo a complemento nell’algoritmo diagnostico”.

A dichiararlo è Maria Chironna, Professore Associato di Igiene presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. I test rapidi sono stati al centro di una questione sollevata dalla Fials all’Oncologico nei giorni scorsi.

Il test è lo stesso utilizzato per lo studio sugli operatori sanitari dall’Oncologico. Dalla collaborazione con il Policlinico è stato effettuato sui pazienti giunti al Pronto soccorso con sospetto clinico di infezione da Sars-CoV-2 o altro sospetto. Dallo studio condotto su circa 300 campioni processati in parallelo (sangue e tampone) al Policlinico di Bari è emerso che:

-I test rapidi, anche in soggetti con sintomi, non sono sensibili quanto i test su tampone nasofaringeo

-I test sierologici non evidenziano infezioni da SARS-CoV-2 in soggetti con esordio sintomi recente (<5-7 gg)

-Se il test sierologico è positivo e il soggetto ha sintomi suggestivi di Covid-19, il test rapido ha una buona predittività (vuol dire che è molto probabile che si tratti di una vera infezione da SARS-CoV-2).

Il test è lo stesso utilizzato per lo studio sugli operatori sanitari dall’Oncologico, solo che al Policlinico è stato effettuato sui pazienti giunti al Pronto soccorso con sospetto clinico di infezione da Sars-CoV-2 o altro sospetto, in pratica è stato testato sul campo.

I pazienti sono stati arruolati dal direttore dell’Unità Operativa Complessa di Medicina e Chirurgia di Accettazione e di Urgenza del Policlinico, diretta dal dottor Vito Procacci. Di molti casi si aveva conoscenza dell’esordio sintomi.

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