Giustificazioni da esibire per gli spostamenti, senza una motivazione specifica vietati anche tra paese e paese. Libertà limitata, ma con pochi, pochissimi controlli. L’elemento essenziale per il contenimento del coronavirus resta il buonsenso.

Il guaio vero è che gli italiani sono un popolo avvezzo al rispetto delle regole, neppure quando di mezzo ne va la propria salute. L’ultima storia arriva dalla provincia Barese, da Adelfia, e ha come protagonista un bambino diviso tra mamma e papà separati.

“Nonostante l’invito delle autorità a stare a casa, evitando gli spostamenti non necessari – racconta il 29enne V.D. – la mia ex compagna che vive in Lombardia lo scorso fine settima ha deciso che in funzione del provvedimento del Tribunale nostro figlio andasse comunque con lei a Milano, nel cuore della Lombardia in ginocchio”.

“In barba al divieto di spostamento esteso due giorni fa a tutto il territorio nazionale – continua l’uomo – la madre della mia ex compagna è venuta a casa a prendere il bambino e accompagnata da un’altra persona lo ha portato dalla figlia a Milano”.

Prima che il piccolo iniziasse il suo viaggio verso la zona rossa Lombarda, il papà ha provato ad allertare carabinieri e prefettura. “Ha esposto il problema – continua il padre del piccolo – ma nessuno ha ritenuto di avere gli strumenti necessari per intervenire, rimbalzandosi le responsabilità invitando tramite me la mia ex compagna al buonsenso. Il risultato è che il bambino è andato a Milano e che chi lo ha accompagnato potrebbe già essere tornato in paese o potrebbe farlo a breve”.

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