foto di repetorio

L’emergenza nella casa di riposo ‘Nuova Fenice’ di Noicattaro ha messo a nudo i limiti del servizio di emergenza-urgenza barese, pur essendoci state alcune importanti correzioni in corso d’opera, quando ormai diversi operatori sono risultati positivi e altri sono stati messi in quarantena. Veniamo ai fatti.

La notte scorsa tre anziani ospiti sono stati soccorsi dal 118, continuamente sprovvisto di dispositivi di protezione individuale. Una delle postazioni intervenute presso la casa di riposo è stata quella di Noicattaro, per diverse ore ferma perché non aveva guanti, mascherine, calzari e tute. Il paradosso si è consumato sotto gli occhi del Coordinamento del 118. Sì, perché a Noicattaro hanno sede gli uffici, dove recentemente due infermieri sono risultati positivi senza essere saliti a bordo di un’ambulanza.

Intorno alle 13 l’equipaggio della postazione 118 di Noicattaro è stato finalmente rifornito dei dispositivi di protezione. Nel frattempo era arrivata la conferma della positività al coronavirus di due dipendenti e due ospiti della casa di riposo. Tutto è bene quel che finisce bene, non fosse che la fornitura comprendeva 3 tute bianche (una in meno rispetto al numero complessivo dei membri dell’equipaggio), 10 camici idrorepellenti non adatti al rischio biologico, 20 mascherine senza filtro o sigle ffp di nessun tipo e niente nastro adesivo per sigillare tutto, compreso le buste di immondizia o i calzari da piscina.

Il capo equipaggio della postazione è Francesco Papappicco, di cui abbiamo pubblicato analisi, denunce e suggerimenti. “Quanti interventi su casi di coronavirus potremo fare con questa fornitura, giunta con priorità assoluta senza possibilità di decontaminazione personale e svestizione in postazione, ma in ospedale come da ultime indicazioni Asl? Con che tempi di ‘interruzione di servizio?’, si è chiesto il medico convenzionato-sindacalista. La fornitura, dunque, era classificata come urgente, proprio in virtù della situazione alla Nuova Fenice.

Dopo 5 ore è arrivato materiale per consentire a 3 dei 4 componenti dell’equipaggio di intervenire. In quelle condizioni l’ambulanza si è mossa intorno alle 16.45 proprio in direzione della casa di riposo non lontana dalla postazione. Solo alle 19.30, poco prima della fine del turno di 12 ore, in postazione sono arrivate altre 5 tute. Il problema, a sentire diversi operatori del 118, sono le stesse disposizioni che arrivano dalla Asl in modo divergente, oppure le interpretazioni che ne vengono date in corso d’opera. Il direttore generale della Asl Bari, per esempio, ha disposto che sui casi di coronavirus venga mandata in prima battuta l’automedica, che il medico si metta in sicurezza e, qualora lo ritenga necessario, si bardi pure il resto dell’equipaggio ed eventualmente si faccia intervenire l’ambulanza per il trasporto in ospedale.

Anche nell’infernale notte di Noicattaro non sembra essere stata questa la metodologia di intervento. Senza tenere conto di un’altra disposizione di un altro ufficio della Asl, che invece invita tutti i membri degli equipaggi del 118 a bardarsi in ogni caso. Bardarsi con cosa, se manca tutto e quando arrivano i dispositivi sono pochi e spesso inadeguati?.

“Suggerisco ai decisori corazzati nei loro uffici di istituire un registro nazionale e regionale per tutto il personale 118 – afferma Papappicco -. Un registro nel quale ogni 15 giorni i sanitari tutti vengano sottoposti a uno screening con tampone per conoscere la reale dimensione del problema di contagio del personale infetto e metterlo in quarantena cautelativa. Questo semplice criterio potrebbe essere esteso al personale ospedaliero più esposto e costituire la base per iniziare a contrastare il contagio in ambito sanitario dappertutto. La questione dei dispositivi di protezione individuale rimane l’altro nodo gordiano su cui si gioca il destino nazionale di questa catastrofe sanitaria. Continuare a tergiversare su questi punti fondamentali ci farà fare la fine dell’asino di Buridano”.

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