L’emergenza legata al coronavirus sta avendo ripercussioni da Nord a Sud dell’Italia, in ogni ambito sociale e lavorativo. Come abbiamo avuto modo di scrivere, Ladisa Ristorazione, per esempio, ha dichiarato un crollo del fatturato di 500mila euro al giorno, 150 esuberi e la cassa integrazione per 2mila operai. Diversa la situazione nello stabilimento locale della Bosch, già interessata da una profonda crisi.

Il coronavirus ha ora creato un nuovo fronte di contrasto tra l’azienda e i sindacati. Le azioni tutelare gli operai all’interno del sito barese, attuate dalla direzione aziendale, sono infatti giudicate insufficienti dalle rappresentanze dei lavoratori.

“Le nostre proposte – si legge in una nota a firma RSU Fim Fiom Uilm e Uglm – avanzate alla direzione aziendale previo contatto e scambio con altre RSU della della zona industriale di Bari, non sono state accolte”.

“Ora che il coronavirus è arrivato in Puglia e tutte le aziende si stanno muovendo intensificando controlli e mettendo a disposizione di tutti mascherine, guanti e altro, la Direzione con le sue azioni, pensa a tutelare solo una parte di stabilimento attivando lo smart working e disinteressandosi  dell’altra parte, gli operai”.

Tra gli operai aleggia il malcontento, o almeno così pare, anche in virtù del fatto che lo stabilimento Bosch è spesso crocevia di personale, interno o di altre aziende, che provengono da ogni parte del mondo, compresi i dipendenti locali distaccati in altre sedi.

A tal proposito, è di questa mattina il comunicato sindacale in cui si lamenta il mancato rispetto degli accordi presi tra Bosch e gli operai distaccati in Germania, per esempio, con conseguenti disagi psicofisici ed economici, tanto che le Rsu Fim Fiom Uilm e Uglm hanno già messo a disposizione degli interessati assistenza legale e fiscale.

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