La situazione che il nostro paese si è trovato ad affrontare a causa del covid19 ha costretto molte aziende a bloccare i loro processi produttivi facendo grandi sacrifici per cercare di sopravvivere. Aziende chiuse, famiglie costrette a casa, uno scenario inusuale di città deserte e strade silenziose. Al di là dei falshmob sui balconi, c’è da ingannare il tempo, e potendo, in maniera costruttiva e alla comunità.

C’è chi legge libri in diretta facebook e chi suona, non limitandosi così al balcone di casa; accanto alle iniziative dei singoli, c’è il mondo del lavoro che cerca di capire come riorganizzrsi. Mentre a Busto Arsizio c’è la Bc Boncar che ha iniziato a produrre mascherine di prima protezione vendendole a prezzo di costo, iniziativa per altro replicata un po’ in tutta Italia, c’è chi, alle nostre latitudini, ha pensato alle famiglie con bambini. È il caso di Bloodylicious, progetto vincitore del bando regionale PIN.

In origine si è trattato di trasformare scarti provenienti da laboratori e aziende tessili della Puglia, destinati a finire nel rifiuto indifferenziato, toppe applicate su tshirt di matrice biologica; ora, con la pandemia del coronavirus, hanno pensato bene di caricare in rete, e rendere disponibili a tutti, una serie di modelli da colorare per far passare il tempo ai bambini più piccoli in modo creativo. Il motto, sempre quello, è che ognuno deve fare la propria parte.

Accanto a chi deve rimanere chiuso, ci sono tante PMI che resistono e che non mollano, avendo la possibilità, ma soprattutto la capacità di creare valore e di erogare servizi di grande qualità anche da remoto. A questo proposito abbiamo intervistato Davide Neve, CEO di aulab, la coding factory con sede a Bari che da diversi anni forma sviluppatori software online ed in aula.

“In un mondo in cui il web è presente in ogni aspetto della nostra vita quotidiana, adattarsi ai cambiamenti tecnologici è necessario per fare impresa oggi. Non parlo solo di questo periodo di emergenza, ma degli ultimi anni in generale. Hackademy nel corso delle 13 edizioni si è evoluta continuamente e per questo oggi riesce a formare sviluppatori web non solo in Puglia ma in ogni parte d’Italia”, ha dichiarato Davide.

Rimanere al passo con i tempi, soprattutto per chi ha a che fare con le professioni del web, è fondamentale, e per farlo è necessario saper utilizzare gli strumenti giusti ma anche avere un mindset adeguato. Gli studenti hackademy e il team di Aulab sono abituati a lavorare in modo agile utilizzando Scrum, una metodologia introdotta in azienda dal co-founder Giancarlo Valente. “Rispondere al cambiamento più che seguire un piano” non a caso è uno dei valori su cui si basa il Manifesto Agile: i cambiamenti a volte sono necessari e invece di cercare di evitarli dovremmo essere pronti a gestirli.

“Di certo non avremmo mai pensato che tutto questo sforzo sarebbe servito un giorno ad affrontare un momento del genere” ci ha confessato Davide “ma abbiamo lavorato duramente per evolvere il nostro modo di fare didattica e permettere a tutti i nostri corsisti di formarsi nel massimo del comfort”.

L’online è una parte fondamentale del lavoro, ma l’obiettivo di Aulab è sempre stato creare un vero e proprio polo tecnologico nel Sud Italia, nel quale accogliere non solo gli studenti ma anche gli startupper e i professionisti in ambito tech che hanno bisogno di uno spazio nel quale lavorare e soprattutto collaborare. Per questo Davide e Giancarlo hanno investito gli ultimi 9 mesi per ingrandire ulteriormente e rinnovare la sede di Aulab. Lo spazio è operativo da poco più di un mese ma è rimasto quasi vuoto dagli inizi di Marzo, come molte aziende di tutta Italia.

“Non sappiamo cosa accadrà nei prossimi mesi – conclude Neve – ma abbiamo il dovere di continuare a formare i futuri professionisti in ambito web offrendo ai nostri studenti la possibilità di continuare a seguire le lezioni comodamente da casa propria con il supporto online costante di docenti e tutor, senza subire alcuna interruzione dei corsi.”

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