“Mia nonna è morta a 92 anni per le complicanze del coronavirus e dal quel momento io, mia sorella e mia madre siamo in quarantena con i sintomi tipici e il mio compagno, più grave, dal 17 marzo in una casa poco distante da noi senza che nessuno si interessi della nostra situazione. Nessun tampone, non meritiamo altro se non l’isolamento. Viviamo una situazione surreale, emarginati dal mondo. Una vergogna!”.

Maria Lorusso è un’estetista barese, come la sorella e la mamma dopo la morte della nonna ha iniziato ad avvertire mal di gola, tosse, perdita dell’olfatto e del gusto, spossatezza. Il compagno, corista della Fondazione Petruzzelli, invece, ha tosse e febbre alta nonostante la tachipirina.

“Il 10 marzo le badanti di mia nonna 92enne hanno detto di non volerla tenere più a casa con loro  – spiega Maria -. A quel punto non abbiamo potuto far altro che andare a prenderla per tenerla a casa con noi. La nonna era stata contagiata da un mio cugino risultato positivo”.

Chiamato il 118, Maria si è sentita rispondere che quella della nonna era una bronchite da curare a casa. “Dopo altri due giorni dalla prima chiamata ho ricontattato il 118 perché la nonna aveva iniziato ad avere seri problemi respiratori – continua -. Il medico l’ha trasportata al Policlinico dove è risultata positiva. È morta il 21 marzo scorso, ne avete dato notizia come uno dei qualunque numeri di questa emergenza”.

La famiglia è in quarantena dal 13 marzo scorso. “Ho chiesto di essere sottoposti al tampone una serie infinita di volte – incalza Maria – ho chiamato diverse volte ai numeri 800713931 e 800055955, abbiamo interessato il nostro medico curante. Sono tutti avvisati. Abbiamo scritto messaggi sulle pagine Facebook del Sindaco di Bari Antonio Decaro e del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. Stiamo seguendo le direttive in maniera pedissequa, stando a casa e all’occorrenza prendiamo la tachipirina, senza tuttavia risultati significativi. Il mio compagno ha febbre costante a 39. Come per mia nonna poi deceduta ho chiesto per lui l’intervento del 118, che mi ha detto chiaramente di non poter intervenire. Non abbiamo alcuna assistenza”.

Nessuna risposta, men che meno una indicazione di qualsiasi tipo. “Non so quando termina la mia quarantena, non so se sono positiva, non so se posso uscire per la spesa settimanale – aggiunge Maria -. Tutto questo è assurdo. Nessuna assistenza sociale né farmaci. Abbiamo il balcone pieno di immondizia, addirittura con le cose usate da mia nonna durante la sua permanenza a casa nostra”.

L’ultimo tentativo di segnalare il caso è stato fatto stamattina. Maria ha chiamato anche i numeri del welfare regionale. “Al terzo tentativo hanno alzato il telefono – tuona la donna -. Nessuno mi consegna nemmeno la spesa, perché senza effettivamente sapere della nostra positività tutti sono convinti che siamo positivi e quindi per noi nessun domicilio. Ci siamo rivolti anche al medico curante del mio compagno, l’unico che ci sta prestando assistenza in via telefonica. Non contiamo nulla siamo tutti dei numeri”.

Dopo il nostro articolo Maria è stata contattata dal Walfare che ha provveduto a portarle la spesa tramite alcuni volontari, mentre il sindaco Decaro si sta organizzando con l’Amiu per il ritiro dell’immondizia.

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