Restate a casa. Facile da dirsi ma difficile da farsi se ti arriva uno sfratto esecutivo. In questo momento di emergenza sanitaria a causa del contagio da coronavirus, c’è qualcuno che sta vivendo un momento drammatico che potrebbe portare l’intera famiglia a vivere per strada.

La storia di Lidia è simile a tante altre che vi abbiamo raccontato fino ad ora, ma diversa poiché sta accadendo in un momento difficile per il paese dove la prima cosa che può fermare il contagio è quella di restare protetti nelle quattro mura casalinghe. “Abbiamo tre figli piccoli, di 5 e 3 anni e uno di 5 mesi, siamo entrambi senza lavoro. Se non ci rinviano lo sfratto o non ci consegnano una casa adibita all’emergenza abitativa saremo costretti a vivere per strada, con il rischio di essere contagiati”.

Le disavventure per la famiglia sono iniziate sin da subito. “Mio marito all’epoca era stato assunto come operaio. Dopo qualche giorno dal trasferimento in questa casa nel quartiere Libertà, ci siamo accorti che il proprietario aveva omesso un piccolo ma fondamentale particolare: l’acqua non arrivava. Potevamo lavarci nelle ore più improbabili. A causa di questa cosa – racconta Lidia – sono stata costretta a portare i vestiti a casa di mia madre o di mia suocera perché non potevo avere la lavatrice. Inoltre non c’è riscaldamento e c’è umidità”.

“Il proprietario, dopo mesi, decide di mettere sul balcone un dispositivo che ci avrebbe aiutato a pompare l’acqua. Purtroppo però – continua Lidia – non è stato coperto e un giorno, dopo la pioggia, è andato in corto circuito. Vista la situazione abbiamo deciso di non pagare l’affitto perché la casa era invivibile e non valeva 400 euro”.

“Ci siamo anche rivolti a un avvocato che però non ci ha consigliato sul da farsi. Mio marito nel frattempo ha perso il lavoro – racconta -. Siamo riusciti ad andare avanti solo con i 200 euro del reddito di cittadinanza e con l’assegno per il mantenimento dei bambini”.

“Lo sfratto – continua la donna – era previsto il 13 febbraio e rivolgendoci al Comune siamo riusciti a farlo posticipare di un mese. In questo arco di tempo abbiamo compilato i moduli per l’emergenza abitativa. I funzionari però, sottolineando che questo tipo di abitazioni sono fatiscenti, ci hanno detto che c’era un’altra soluzione. In poche parole se avessimo trovato un’altra casa, il Comune ci avrebbe fatto un prestito per pagare l’affitto, ma ahimè la gente non si fida e nessuno vuole fare questo tipo di contratto”.

“Adesso se non troviamo una sistemazione entro venerdì andremo in mezzo alla strada. Non abbiamo nessuna intenzione di andare nelle case famiglia, soprattutto in questo momento in cui c’è un rischio di contagio. Siamo disperati – conclude Lidia preoccupata per le sorti della sua famiglia -. Abbiamo paura per i nostri tre figli”.

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