Tutti dobbiamo morire, ma a Conversano ormai da due anni il feretro non può essere vegliato in chiesa. Nessuno dei luoghi di culto della bella cittadina del sud est barese è ritenuto adeguato per sottoporre la salma alle 15 ore di osservazione necessarie prima della sepoltura. Il tempo in cui qualcuno conserva il diritto di poter dare segni di vita.

A Conversano il morto si piange solo a casa o in un’apposita Sala del Commiato allestita da un’azienda di onoranze funebri. Tutte le altre sono convenzionate con questa e versano – o meglio, fanno pagare ai propri clienti – dai 300 ai 500 euro in più rispetto al costo del normale funerale. Una cifra che raggiunge i 1.000 euro nel caso ci si rivolga a un’agenzia non convenzionata con quella proprietaria della Sala del Commiato.

Alla faccia del bicarbonato di sodio diceva il Principe De Curtis. Stando all’interpretazione della norma regionale, variamente aggiornata negli anni, fatta dagli stessi amministratori regionali e del Comune di Conversano, tutte le veglie funebri che avvengono nelle chiese degli altri comuni pugliesi sarebbero abusive e quindi passibili di multa.

Sì, perché a Conversano se si viene beccati con la salma in chiesa nel periodo di osservazione scattano multe salatissime. Eppure le camere ardenti tra i banchi di chiese e cattedrali sono quotidiane in ogni altro angolo della Puglia. A risollevare il problema, su cui adesso sta intervenendo l’avvocato Lepoldo Di Nanna, presidente dell’associazione Forza dei Consumatori, è stata una vedova di Conversano. La donna non ha proprio mandato giù il fatto che un suo parente sia stato vegliato in chiesa nella vicina Polignano – ma succede ovunque -, mentre la salma di suo marito abbia dovuto sostare nella Sala del Commiato non avendo la possibilità di tenere il feretro in casa.

“Sto scrivendo una missiva per chiarire alla Regione, al Comune di Conversano, all’azienda proprietaria della Sala, ai parroci e agli altri agenti funebri – spiega Di Nanna – la corretta interpretazione della norma, così come inizialmente spiegato dalla stessa Regione Puglia”. A gennaio 2018, infatti, pareva che la Regione Puglia avevesse messo una pietra tombale sulla vicenda, sollevata manco fosse un sepolcro, un paio di mesi dopo con un’altra interpretazione. “Si tratta di un monopolio abusivo – chiude Di Nanna -, costoso e che, a dirla tutta, limita anche la libertà di culto di un fedele. Questa cosa va risolta”.

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