Due decessi e una trentina di casi accertati di contagio, il coronavirus fa paura. Tanta. Così diverse ore prende sempre più consistenza il fronte di quanti vorrebbero far saltare tutto. La richiesta pressante ha spinto Antonio Decaro a pubblicare un lungo post sulla sua pagina Facebook, che in sintesi dice: non se ne parla. In città, lo scrive lui stesso, sono attese 40mila persone.

“Chiunque è libero di partecipare o meno all’evento – scrive – che è stato organizzato per riflettere insieme sul fatto che siamo parte di un mondo in cui persone e comunità sono legate e che tutti insieme abbiamo la responsabilità di lavorare per la Pace. A chi sta chiedendo di bloccare l’evento per la paura di un contagio ho il dovere di ricordare che ogni giorno arrivano a Bari centinaia di migliaia di persone per lavoro, studio, cure mediche, shopping, svago e turismo, affollando strade, università, centri commerciali, ospedali, stadio, palazzetti dello sport e della musica”.

“Dovremmo bloccare tutto questo? Dovremmo bloccare la vita della nostra città? Non credo al momento sia opportuno fermare la città e comunque non sarebbe possibile farlo senza una richiesta delle autorità sanitarie competenti. Al momento nessuna autorità sanitaria ha ravvisato l’opportunità di attuare misure restrittive nella nostra regione e fino a quando non giungono prescrizioni da parte delle autorità sanitarie (di cui dobbiamo fidarci!), non c’è nessuna ragione di rinchiuderci in casa”.

“Io domani sarò in piazza della Libertà. Sarò a salutare Papa Francesco e pregherò con lui per la Pace e perché questo mondo abbia meno paura. Nel frattempo la task force nazionale e quella regionale, che includono le migliori competenze in ambito sanitario ed emergenziale, stanno lavorando incessantemente alla definizione di protocolli operativi da attuare per prevenire il contagio e limitarne la diffusione – conclude – nella malaugurata ipotesi che casi di infezione si verifichino anche sul nostro territorio in futuro”.

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