Il figlio con la febbre alta in braccio dopo la visita nel reparto di pediatria e nell’altra mano la provetta da far analizzare, senza sapere con esattezza a chi consegnarla. Una mamma vaga nel pronto soccorso dell’ospedale San Paolo di Bari. “Non sapevo che fare – raccomta la donna – cercavo qualcuno che potesse aiutarmi”.

La provetta è tenuta fra le mani senza alcuna precauzione, in barba ai più elementari protocolli sanitari. Una prassi consolidata, su cui più volte sono stati accesi i riflettori, chiedendo l’intervento dei sindacati. “Dovrebbero essere ausiliari e operatori socio sanitari ad occuparsi del trasporto delle provette – denuncia un dipendente del San Paolo -, ma il più delle volte sono impossibilitati dalla pausa caffè e sigaretta, o ancora dal semplice fatto che non si ha notizia di dove finiscano”.

A quel punto non si va troppo per il sottile. La provetta finisce nelle mani dei genitori avvolta da un guanto o un fazzoletto di carta, che puntualmente viene perso strada facendo, alla ricerca del dipendente giusto al quale rivolgersi. “Operatori socio sanitari e ausiliari – spiega il dipendente del San Paolo, disgustato da questa prassi – sanno perfettamente a chi consegnare tutte le provette, invece si lascia che genitori e bambini ammalati vaghino per l’ospedale, invece di essere accolti adeguatamente”.

Dito puntato anche contro l’Osservazione breve intensiva, giudicata “insufficiente per gestire la mole di persone che afferiscono al nosocomio barese”. In alcuni casi si tratta di esami molto delicati, che non possono essere trattati come previsto dagli specifici protocolli. “E se dovesse perdersi una provetta o peggio ancora il suo contenuto dovesse essere contaminato – si domanda il dipendente – di chi sarebbe la responsabilità? Si tratta di una questione particolarmente delicata di cui i vertici dell’ospedale dovrebbero essere messi a conoscenza”.

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