Per anni hanno vissuto con un padre e marito violento, adesso sono in mezzo alla strada senza una casa. La storia di Giovanni e di sua madre è sconvolgente. Pensavano che la loro vita fosse cambiata nel momento in cui hanno raccolto le forze per denunciare i soprusi dell’uomo. Lo stesso che non aveva mai pagato l’affitto dell’alloggio popolare nel quartiere San Paolo in via Candura.

Per non perdere la casa, Giovanni insieme a sua moglie, erano riusciti a far intestare l’affitto a nome della madre, come anche i contratti per acqua, luce e gas. Pagato il debito di oltre 20mila euro, credevano di aver risolto e di poter rimanere nell’appartamento, ma così non è stato.

Nonostante gli sforzi della famiglia, il giudice ha deciso di procedere con lo sfratto. “Per lui non eravamo più idonei – tuona Giovanni – e quindi dovevamo lasciare l’alloggio, nonostante io sia disoccupato, mia madre malata e mia figlia abbia solo 9 anni. Viviamo solo con i soldi che guadagna mia moglie con un lavoro part time”.

Oltre a questo, la famiglia ha dovuto fare i conti con il male del secolo. “Mia madre – racconta Giovanni – per la terza volta ha scoperto di avere un tumore. Questa volta ha interessato la clavicola. Purtroppo però è inoperabile perché anni fa mio padre le ruppe il braccio e durante l’intervento dovettero installarle delle viti di ferro”.

Ieri, mentre Giovanni e sua madre erano in ospedale per il ciclo di chemioterapia, l’ufficiale giudiziario insieme alle Forze dell’Ordine si è recato presso l’abitazione per eseguire lo sfratto. “Hanno tagliato la porta e sono entrati in casa – continua -. Sapevamo di doverla lasciare e quindi avevamo già iniziato a impacchettare tutto, ma non credevamo che ci sbattessero in mezzo alla strada”.

Adesso la famiglia non sa dove andare. Nell’attesa che l’Arca gli assegni un’altra casa popolare, i quattro sono costretti a vivere in macchina.

 

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