“Nella zona degli insediamenti produttivi e commerciali il Comune ignora le norme sulla mobilità sostenibile e dimentica di realizzare un tratto della Ciclovia nazionale Bari-Napoli della rete Bicitalia, prevista dal proprio Biciplan del 2013”. Donato Cippone, portavoce del Comitato per la Tutela del Territorio Area Metropolitana di Bari, torna a parlare di Santa Caterina, zona scelta dall’Amministrazione per la costruzione di centri commerciali.

“L’approvazione di una delibera comunale, riguardante la viabilità in zona Santa Caterina, nota ai baresi per la presenza di grandi centri commerciali e imprese artigiane con conseguenti problemi di impatto ambientale e congestione stradale di una strada un tempo periferica e minore, ha messo in luce gravi inadempienze delle norme sulla mobilità sostenibile da parte della Giunta Decaro – scrive Donato Cippone -. Per questo il comitato è stato costretto a rivolgersi ad un avvocato per diffidare il Comune ad attuare gli interventi previsti, revocando in autotutela gli effetti della delibera, e a riprogettare un nuovo piano della mobilità che includa anche la realizzazione lungo strada Santa Caterina del tratto di ciclovia nazionale dei Borboni (Bari-Napoli) della rete Bicitalia, e quant’altro previsto dalla Tav. 12 della “Rete Ciclabile Portante” del Biciplan del Comune di Bari, redatto nel 2013, ma evidentemente dimenticato dalla stessa Amministrazione”.

“Nello specifico – sottolinea -, la deliberazione municipale n. 755/2019 approva una variante ad un progetto esecutivo già precedentemente approvato di opere di urbanizzazione primaria, consistenti in modifica della geometria di una rotatoria, realizzazione di un diverso tracciato del ramo di immissione della viabilità tra la tangenziale di Bari e Strada Santa Caterina, modifica di alcuni sensi di marcia dell’area, studio di micro-simulazione del traffico veicolare nella zona interessata”.

“Questo provvedimento limitato ad interventi che riguardano esclusivamente la viabilità – continua Cippone -, si legge nell’atto di diffida, evidenzia come l’Amministrazione comunale di Bari per quella Zona PIP di Santa Caterina, ma il tema interessa più in generale tutti i poli attrattori di traffico, tanto permanenti, quanto temporanei, abbia disatteso completamente gli indirizzi europei, nazionali e regionali in materia di mobilità sostenibile ritenuti portanti tra cui il Libro bianco sui Trasporti e la Strategia tematica sull’ambiente urbano” e gli indirizzi fissati dalla normativa sui Piani Urbani di Mobilità (art. 22 L. 340/200)”.

Nell’atto di diffida si legge che “Risulta evidente che l’Amministrazione comunale abbia disatteso anche la normativa sul mobility management (DM 27 marzo 1998 su “Mobilità sostenibile nelle aree urbane” e seguenti) che ha previsto che per ridurre il carico di traffico stradale, combattere le emissioni climalteranti e le varie forme di impatto ambientale generato da un sistema di mobilità su gomma, tutti i poli attrattori di traffico, sia permanenti che temporanei, si dotino del mobility manager e dei piani degli spostamenti, a beneficio dei lavoratori e delle migliaia di clienti”.

“Tornando alle opere viarie oggetto di autorizzazione – scrive lo studio legale per conto del Comitato per la Tutela del Territorio Area Metropolitana di Bari –, risulta pure evidente che l’Amministrazione comunale abbia disatteso gli articoli 13 e 14 del Codice della Strada, così modificati dall’art. 10 della L. n. 366/98 ‘Norme per il finanziamento della mobilità ciclistica’, che obbligano gli enti proprietari delle strade di realizzare piste ciclabili adiacenti alle nuove opere viarie e a quelle esistenti in occasione di interventi di manutenzione straordinaria. La rotatoria e la viabilità interessata devono obbligatoriamente essere pure ciclabili sia lungo i bracci che intorno alla rotatoria stessa, in quanto devono favorire la circolazione in bicicletta in sicurezza di lavoratori e clienti e non diventare una barriera, un ostacolo, un deterrente”.

“Ma non è tutto. Il su citato obbligo per gli enti proprietari delle strade – aggiunge – è stato fatto proprio dalla Legge regionale sulla mobilità ciclistica n. 1/2013, chiamata pure “Legge Decaro” dal nome del primo Consigliere firmatario di quella proposta di legge che all’art. 14 commi 4, 5 e 6, non solo elenca tutte le categorie di strade assoggettate a quella norma (B, C, D, E, F), include anche le strade ANAS (cat. B) non previste inizialmente dagli articoli 13 e 14 del Codice della Strada, precisa che la norma vale anche per le rotatorie, per i sovrappassi e i sottopassi, e prevede la decurtazione o la revoca dei finanziamenti qualora gli interventi stradali disattendono l’obbligo di legge”.

“Infine – conclude nel comunicato il portavoce del comitato – l’Amministrazione comunale ha completamente rinnegato quanto previsto nel proprio Biciplan del 2013, ignorando di realizzare il tratto che corre lungo Strada Santa Caterina di ciclovia nazionale dei Borboni, percorso n. 10 della rete Bicitalia e asse portante della rete ciclabile comunale. Quella ciclovia ha una doppia valenza: cicloturistica e di collegamento tra la città e il polo produttivo e commerciale di Santa Caterina. Se l’Amministrazione comunale si fosse già attivata negli anni, si legge nella diffida, avrebbe potuto realizzare una infrastruttura ciclabile di qualità, fruibile a tutti, quindi, sia cicloturisti che a lavoratori e clienti delle numerose attività commerciali, dando un contributo al decongestionamento di quella strada e di quelle limitrofe”.

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