I docenti e il dirigente dell’Istituto comprensivo Umberto I-San Nicola di Barivecchia sono allarmati da quanto leggono sui giornali. La scuola in questi ultimi anni ha avuto un calo di iscrizioni notevole che potrebbe far arrivare alla chiusura e al trasferimento degli alunni in altre sedi vicine. Notizie che però arrivano dalle testate giornalistiche e non dall’Amministrazione comunale che invece dovrebbe cercare una soluzione per la riqualificazione della sede nel pieno centro della città vecchia.

“La scuola – scrivono in un comunicato i docenti e il dirigente – vive da anni una profonda crisi per ragioni che potremmo ricondurre ad un cambiamento del quartiere a cui la scuola forse non ha saputo prontamente rispondere o ad un calo demografico che sembra interessare tutto l’occidente industrializzato, o, più verosimilmente, potremmo associarla alla mancanza di interventi di riqualificazione, di riprogettazione, di ridefinizione delle alleanze e delle partecipazioni tra la scuola stessa e l’Amministrazione locale, le associazioni, la chiesa, quella miriade di soggetti che operano da sempre nella città vecchia”.

“La scuola Secondaria di I grado San Nicola – continuano – vive da quasi un ventennio il suo personale declino, che si è trasformato in una situazione stagnante e apparentemente senza via d’uscita, al punto da trarre giovamento e sostegno da pochi insegnanti convinti di voler restare in nome di una realtà che deve a tutti i costi resistere e da poche famiglie convinte che una scuola nel proprio quartiere rappresenti da sempre un segno di identità culturale e di forza. Da qualche docente, dal Dirigente Scolastico e da poche famiglie. Niente di più”.

“La situazione della scuola San Nicola oggi, ad un passo da quella che da molti viene ritenuta una fine annunciata, – aggiungono – è descritta senza troppi orpelli e in modo alquanto frettoloso da quegli stessi quotidiani che annunciano nuove progettualità a Bari vecchia. E mentre si allude sui titoloni in neretto e grazie a puntuali comunicati stampa, che sta per nascere un polo per l’infanzia che darà alle famiglie l’opportunità di accedere ai servizi di un asilo nido e di una scuola materna totalmente rimodernati, non si tralascia puntualmente di ricordare che, parte degli spazi utilizzati per garantire tali servizi, saranno quelli attualmente occupati dalla scuola San Nicola”.

“Apprendiamo, sempre dai giornali, che si allude alla nostra scuola come ad una realtà in bilico tra l’esserci e lo scomparire del tutto; e ci domandiamo come mai, in pieno periodo di orientamento e di iscrizioni, in un momento in cui tutti dovrebbero convergere verso un obiettivo comune, che è quello di salvaguardare le scuole, non si tralasci di ricordare in modo farraginoso ed inopportuno alle famiglie, a chi legge, che quella scuola che attualmente occupa uno degli edifici storici più importanti del centro storico, ha una manciata di alunni o poco più. Quasi si volesse preparare le menti e il terreno a realtà nuove – sottolineano i docenti e il dirigente -, tacendo sulle necessità vere di situazioni altrettanto complesse che richiederebbero interventi ugualmente tempestivi e mirati”.

“Le classi attualmente esistenti sono due, una seconda ed una terza, ovviamente in uscita. Gli spazi occupati dalla scuola San Nicola sono quelli del piano terra: una sala professori, un’aula per il sostegno, due aule per le attività didattiche, i bagni. Non esistono altri spazi che, allo stato attuale, risultino qui inutilizzati. A ciò – continuano – va aggiunta la presenza di strumentazioni tecnologiche fisse che, una volta rimosse, non potrebbero più agevolmente essere riutilizzate”.

“Il primo piano dell’edificio – aggiungono – è interamente occupato dalle aule e dagli uffici della scuola serale (CPIA), che ospita notoriamente solo adulti e stranieri della più disparata provenienza; a parte una biblioteca e due aule utilizzate per le attività ricreative dei ragazzi della scuola media, aule solo parzialmente attrezzate e arredate con oggetti di risulta”.

“Temporaneo o definitivo che sia, il trasferimento dei bambini della Diomede Fresa e l’adeguamento degli arredi al piano terra, ci impone pesanti interrogativi. Innanzitutto sulla fattibilità di una convivenza tra fasce d’età scolare così differenti nello stesso Istituto e, più in generale, tra tipologie di scuole così diverse. Quindi – si chiedono i docenti e il dirigente -la prima questione aperta resta questa: dove si pensa di trasferire gli alunni della San Nicola, considerando che il secondo piano dell’edificio, allo stato attuale l’unico quasi completamente sgombero di arredi e persone, non offre le opportune condizioni di sicurezza, a partire dalla pericolosità dell’altezza e del vano scala, per ragazzi in età scolare?”.

“Così – sottolineano rammaricati – apprendiamo dai giornali di un progetto comunale già deliberato. Apprendiamo dai giornali e non direttamente dalle Istituzioni. E la modalità con cui apprendiamo di questo progetto già ci lascia interdetti, considerando che si sta parlando di una struttura già occupata e che, chi la occupa, dovrebbe essere coinvolto o consultato per ogni eventuale nuova progettazione”.

“E ci chiediamo – aggiungono – quanto possa essere strumentalizzante e nocivo associare una notizia come quella della costituzione di un polo per l’infanzia, a quella che riguarda una scuola media ormai da anni alle prese con la mancanza di iscritti e la diffidenza delle famiglie del quartiere, ancorate a pregiudizi e stereotipi di vecchio genere. Così ribadire pubblicamente e ancora una volta la precarietà di una scuola che da anni lotta per mantenersi come presidio di legalità e cultura nel quartiere, che da anni lotta per far sì che quei pochi iscritti diventino testimonianza concreta di un progetto di crescita tra ragazzi costantemente a rischio di dispersione scolastica e abbandono, significa dare ulteriori segnali negativi alle famiglie e alla comunità, proprio in un momento in cui dovrebbero decidere dove iscrivere i propri figli”.

“E molto semplicemente ci domandiamo: se da giorni si parla di progettualità sull’infanzia, senza mai soffermarsi su come ricollocare all’interno della stessa struttura, gli alunni di scuola media già iscritti o potenzialmente da iscrivere, su come rilanciare una realtà scolastica in sofferenza, perché mai un genitore dovrebbe scegliere di scommettere su una scuola già dichiarata moribonda ed a rischio chiusura? Quali messaggi si vuole poco palesemente trasmettere alla comunità?”.

“Leggiamo i giornali e veniamo a conoscenza di un progetto per l’Infanzia. Leggiamo di delibere, leggiamo di commenti e investimenti anche economici su una certa scuola nel quartiere. Leggiamo – concludono – ma non veniamo informati direttamente dagli organi ufficiali, né delle delibere, né dei progetti. Sappiamo del nostro destino che cambia, che presto potrebbe cambiare la collocazione dei nostri spazi in situazioni non ancora chiare e definite e apprendiamo dai giornali. Senza che, chi dirige e lavora nella scuola di Bari vecchia, sia stato informato e coinvolto nella realizzazione e fattibilità di nuovi progetti, senza che il Consiglio d’Istituto, organo politico e di garanzia nella scuola, sia stato chiamato a deliberare anch’esso al riguardo”.

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