Il 1° gennaio 2020 segna una svolta epocale per la Giustizia italiana, per dirla con le parole dell’avvocato Lepoldo Di Nanna, Dirigente Nazionale dell’Associazione di Politica Forense Nuova Avvocatura Democratica oltre che presidente dell’associazione Forza dei Consumatori, “si torna indietro di 2400 anni”.

Perché da tutta Italia gli avvocati gridano allo scandalo e si scagliano contro la riforma? Che cosa succederà? In pratica, senza entrare troppo nel tecnico, una volta emessa, quale che sia, la sentenza di primo grado, il corso della prescrizione “rimane sospeso fino all’esecutività della sentenza che definisce il giudizio”.

“Già oggi siamo a oltre 10 anni per avviare il solo Processo d’Appello – sottolinea Di Nanna – con la riforma, con il carico dei Giudici raddoppiato e con gli stessi Giudici non più pressati dal rischio di vedere estinto il reato per prescrizione, succederà che adesso la Giustizia sarà ancora più lenta, con cause che andranno avanti tutta la vita”.

“Le disfunzioni dello Stato non possono e non devono ricadere sul cittadino – tuona l’avvocato -, già oggi i processi penali durano in media 10/15 anni, nonostante oltre la metà risultano estinti per prescrizione; già capita spesso che i testimoni non ricordano più niente di come sono andati i fatti dopo tanto tempo. Con la riforma nessun processo si estinguerà più, perché nessun giudice avrà più fretta, ed è dunque facile prevedere che dureranno almeno 20/30 anni. Una follia”.

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