Poco più di un mese fa abbiamo chiamato in causa la storia infinita di Punta Perotti, con la sua ombra giudiziaria che ciclicamente torna a gettare presagi nefasti sulle tasche della collettività, e come per quella vicenda, anche il Bubbone di Modugno torna ad agitare il sonno dei cittadini, siano essi persone comuni o pubblici amministratori.

Stamattina sono terminati i lavori di abbattimento, iniziati il 28 ottobre. Dell’incompiuto, adesso, ci sono solo le macerie, ma presto spariranno anche quelle, per fare posto alla riqualificazione che interesserà l’area, su cui sorgerà il Parco della Legalità, già annunciata dal sindaco Magrone.

Un parco, dunque, proprio come per Punta Perotti. Il caso non è lo stesso, sia ben chiaro, tuttavia, in questi giorni si sta commettendo qualche piccola grande superficialità nell’esame della vicenda. Qualcuno se ne è reso conto. In primis, parte della stessa politica modugnese (il PD e la minoranza del consiglio comunale) si è astenuta, sollecitando prudenza nei confronti di una vicenda giudiziaria che non ha ancora partorito una sentenza passata in giudicato a riguardo della liceità della costruzione.

Eppure, il 17 settembre 2019, il sindaco Magrone dichiarava alla Gazzetta del Mezzogiorno: «La popolazione del quartiere Cecilia sta per essere liberata dall’oppressione di un immobile ridotto da tempo allo stato di rudere, pericolante e pericoloso, dichiarato abusivo anche dalla giustizia amministrativa».

La presunta dichiarazione di abusivismo da parte del Tribunale amministrativo, tuttavia, non è affatto definitiva, essendo la fattispecie sub iudice, come non appare accertato lo stato di “pericolante” dell’immobile da una perizia tecnica, bensì, da un sopralluogo in loco a opera dello stesso sindaco, accompagnato dall’assessore all’Urbanistica, Agostino Romita, dalla Responsabile del servizio IV Assetto del Territorio, architetto Francesca Sorricaro, dal Responsabile del Servizio V Lavori Pubblici, architetto Donato Dinoia, dalla Responsabile del Servizio Legale del Comune, avvocato Cristina Carlucci e dal Comandante della Polizia Municipale, dottor Antonio Perchiazzi.

In seconda battuta, è da considerare come spesso le lunghe storie si portano dietro voci a volte non verificate. Un sito internet il 31 ottobre 2019 ha diffuso la notizia secondo la quale «nel 2005 sono stati rinvenuti durante i primi scavi al piano sotterraneo, centinaia di carcasse di macchine da gioco, automobili non immatricolate e sostanze stupefacenti». Se fosse vero ci sarebbe da preoccuparsi. Abbiamo contattato sulla questione il legale della società che ha dichiarato: «La proprietà è venuta a conoscenza di queste presunte presenze dalla stampa. Stiamo verificando se sussistano gli estremi per una querela».

Negli stessi anni, a Modugno, è nata un’altra questione denominata “Bubbone”, notare la coincidenza particolare per cui è sempre del 1968 la riunione della commissione edilizia che ha dato impulso. In quel caso la storia si è chiusa in maniera totalmente diversa, con la riqualificazione dell’immobile e non con l’abbattimento. Destino diverso ha avuto anche la questione “ITALGEN” con un accordo di programma tra privato e amministrazione comunale che rende tutti contenti.

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