Lo scenario è da incubo: strade allagate dalla costa all’entroterra per 40 chilometri, con ospedali fuori uso. Effetto di una catastrofe, come può essere uno tsunami. Sul lungomare di Bari si è chiusa “Atlante 2019 – Auriga 19”, esercitazione nazionale dell’Esercito, in collaborazione con la Protezione Civile e la Centrale Operativa del 118. La distinzione è d’obbligo, perché caso più unico che raro, a Bari il 118 ha una Centrale Operativa e un Coordinamento, con due direttori diversi.

Da tempo denunciamo che questo mostro a due teste non fa altro che penalizzare gli operatori, perché spesso ciò che fa un capo non va bene all’altro. Un conflitto perenne che, come in questo caso, ha compromesso la serenità delle operazioni. Secondo indiscrezioni in nostro possesso, infatti, il direttore del Coordinamento 118, non ha neppure risposto alla mail con cui il collega della Centrale Operativa, Gaetano Dipietro, lo informava dell’esercitazione.

Nessuna risposta e la conseguenza che i professionisti del Coordinamento del 118 hanno partecipato all’importante esercitazione da volontari, quindi senza nessuna copertura assicurativa. Non sappiamo cosa ci fosse di così importante al punto da snobbare l’esercitazione, ma sarebbe opportuno spiegarlo a medici e infermieri rimasti col cerino in mano. Un atavico problema amministrativo che quantomeno non ha condizionato lo spirito di un’esercitazione che ha dovuto fare i conti col caos in atto anche nel Dipartimento regionale della Protezione Civile.

E siamo al secondo tsunami, altro che quello presunto al centro dell’esercitazione. Al Dipartimento era stato assegnato il compito di convocate le associazioni di volontariato da far partecipare all’evento. Quelle invitate sono state solo Serbari, Protezione Civile di Rutigliano ed Emervol Bitetto. Non si sa con quale criterio. La cosa ha scatenato la polemica tra tutti gli esclusi, avvelenando il clima dell’esercitazione.

Alla fine della fiera, ieri Protezione Civile di Rutigliano ed Emervol Bitetto hanno ritirato uomini e mezzi, di conseguenza oggi le operazioni si sono svolte con la sola partecipazione del Serbari, due ambulanze della Croce Rossa e due Lince dell’Esercito. Per gli operatori una irripetibile opportunità di formazione, sottovalutata da chi dovrebbe invece investire sulla formazione, a maggior ragione se gli scenari di questo tipo vengono allestiti in casa propria.

Dal canto nostro speriamo di non trovarci mai di fronte a uno tsunami. Crediamo negli uomini e nelle donne del soccorso, ma non in alcune delle persone che danno loro ordini, spesso senza tenere contro del quadro generale.

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