Durante la festa di Halloween, ma anche nei giorni precedenti alla ricorrenza anglosassone, ci si trova a dover affrontare una vera e propria escalation di “scherzi” di cattivo gusto il più delle volte legati al fenomeno delle baby gang, sempre più diffuso nelle città italiane. Gli scherzi di Halloween sono solo la punta dell’iceberg di un vero e proprio problema che è legato alla perdita della responsabilità personale. Sul fenomeno del bullismo e delle baby gang, Raffaele Diomede, educatore e coordinatore di Comunità Penali Minorili, ha voluto dare delle risposte che spesso si celano dietro al livello di educazione imposto dalle famiglie dei ragazzini che trovano nella violenza un modo per divertirsi.

HALLOWEEN, BARI CITTÀ SOTTO ASSEDIO: RISPOSTE EDUCATIVE URGENTI

Bari decide per il coprifuoco, scenari da guerra civile in una giornata che di festa ha ben poco, ma di inciviltà tanta. Bari schiera uomini e mezzi per tutelare l’ordine pubblico e la sicurezza dei suoi cittadini e lo fa stringendosi nelle spalle. In questi anni stiamo assistendo a processi di deindividuazione adolescenziale attraverso i quali una intera generazione ha perso la propria responsabilità personale, ha allentato il senso di colpa, la vergogna, la paura. Capita spesso che adulti, per lo più anziani, si imbattano per le strade del libertà, di Maddonella o di Carrassi, in veri e propri gruppi antisociali costituiti da ragazzini di 12, 13, 14 anni, ma spesso anche di 9 e 10 anni. Vere e proprie baby gang in cui le azioni di ogni singolo entrano a far parte di quelle compiute dal gruppo e spesso queste azioni sono così brutali che determinano una esclation violenta e fuori controllo.

L’episodio di cronaca che ha visto un adolescente picchiato selvaggiamente a Palese da altri giovanissimi, reo di essere un forestiero, è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno a cui occorre dare soluzioni urgenti e non più rinviabili. Il potere delle baby gang fa sentire forti, quasi  invincibili e condiziona ogni adolescente che ne fa parte. Il gruppo orienta il pensiero e ne determina le azioni. Non sbagliamo quando pensiamo che l’identità del singolo adolescente si trasforma e si plasma con l’identità del gruppo. Il ragazzino perde l’autocoscienza che esercita l’autocontrollo e sfugge dalla propria identità. Quando mi capita di ascoltare alcuni di questi ragazzi la prima cosa che mi raccontano è di essere coscienti di aver sbagliato, ma anche gli altri. È il normale tentativo di deresposabilizzarsi e di condividere le conseguenze delle proprie azioni con il gruppo. Tuttavia pensare che il problema sia la baby gang è nient’altro che un’affermazione semplicistica e pericolosa che fa presa sul senso comune perché rassicura le persone circa l’unicità del male e la sua presenza solo in certi ragazzi (quelli delle baby gang) permettendo alla gente di proiettare il male sull’altro e delegare quindi alle forze dell’ordine o ai Sindaci, la capacità di trovare soluzioni. Sostenere la funzione binaria Bene-Male assolve la persone comuni dalla responsabilità.

La vera sfida a mio avviso, è quella di superare la tendenza al dislocamento della responsabilità. Il primo presidio educativo è la famiglia. Piuttosto che invocare lo stato d’assedio, sarebbe più utile e direi normale, fare riferimento alle responsabilità genitoriali. In questi anni di lavoro al fianco dei minorenni entrati nel circuito penale ho certamente imparato che il primo fattore di rischio per la messa in atto di condotte antisociali è proprio la famiglia. Quando ho a che fare con minori con comportamenti aggressivi o antisociali, chiedo di conoscere la famiglia. La presa in carico di un minore è per me la presa in carico di un intero nucleo famigliare.

L’efficacia di un’azione educativa si verifica solo se quella stessa azione è stata capace di rigenerare il ragazzo ma anche tutta la sua famiglia. Molti dei progetti sociali a favore dei
minori a rischio di devianza, falliscono perché si rivolgono solo al ragazzo e non tengono in considerazione il contesto famigliare, anzi spesso lo escludono. In Italia spendiamo più dell’80% delle risorse destinate al circuito penale minorile, per progetti educativi rivolti esclusivamente ai minori e solo il restante 20% a progetti che coinvolgono anche le loro famiglie. Famiglie con situazioni sociali complesse e spesso con vere e proprie derive sociali partoriscono figli destinati ad ingrassare i gruppi antisociali.

La sfida che ci attende nel prossimo futuro è quindi orientata a sostenere ogni genitore a svolgere al meglio il proprio ruolo educativo. Il vero presidio parte proprio da qui, dalla famiglia e dalla responsabilità che ogni singolo adulto dovrà avere nei confronti di questi nostri figli, figli di generazioni complesse poco interessate alla cura di quelle bambine e quei bambini che aspettano da noi non limousine per la prima comunione o fuochi pirotecnici sul sagrato delle chiese, ma guida, amore e legalità.

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