Gentile direttore, ho trascorso un periodo di vacanza a Donostia-San Sebastian (185mila abitanti nel 2010, ma d’estate più del doppio), una bella città sull’oceano atlantico dei Paesi Baschi spagnoli. In venti giorni ho potuto testare l’efficienza del servizio pubblico locale, confrontandolo con quello barese. A dirla con una metafora calcistica, sarebbe come scommettere sull’esito finale di un’improbabile partita Real Madrid – F.c. Ponsacco 1920 SSD ARL, dove San Sebastian è il Real Madrid e Bari il Ponsacco.

In questi giorni ho letto commenti entusiastici sulla tessera Muvt, che consente di pagare direttamente i biglietti del bus oltre che il parcheggio dell’auto. E poi le nuove obliteratrici avveniristiche. A San Sebastian esiste da oltre 15 anni una tessera analoga e di recente il servizio è stato implementato potendo così pagare anche le corse della nuova metropolitana e alcune tratte di bus extraurbani. Mentre il suo giornale continua a raccontare di autobus “nuovi” in avaria o di mezzi da buttare come la vettura 7002, di ispezioni dello Spesal, di dubbi accordi sindacali, dell’obbligo di mettersi alla guida su mezzi senza aria condizionata, di sindacalisti sospesi, di assunzioni al limite e in generale di una discutibile gestione dell’azienda pubblica barese, a San Sebastian tutto procede in modo da restare a bocca aperta. Persino i turisti riescono facilmente ad entrare appieno nel sistema del trasporto pubblico in maniera intuitiva.

Non posso credere che anche lì gli autobus non abbiano guasti e avarie, ma evidentemente per una diversa gestione, gli eventuali problemi non incidono in nessun modo sull’utenza, che può contare su funzionali paline, pratiche pensiline, ma soprattutto su mezzi adeguati. Quest’ultimo è il capitolo che mi ha davvero fatto credere di essere su un altro pianeta e non a circa 2mila chilometri di distanza dalla mia amata Bari.

Incredibile puntualità anche nei quartieri periferici, aria condizionata, posti spaziosi e pedane estraibili funzionanti, realmente riservate a disabili e carrozzine in generale, tre telecamere dislocate dinanzi, al centro e in fondo al bus, pannelli digitali informativi e sui mezzi più nuovi anche una comoda presa usb per ricaricare gli apparecchi elettronici. I sedili, poi, sono ampi e non inclinati in avanti come quelli di certi mezzi dell’Amtab, oltre che puliti come il resto del pullman.

In venti giorni non c’è stato un solo controllo sulla decine di tratte che ho percorso, perché i passeggeri fanno la fila in maniera ordinata e se non hanno tessera o biglietto, lo pagano all’autista oppure scendono. Non ci sono tornelli e si accede dalla sola porta anteriore, in modo tale che il conducente, tra l’altro il cambio a fine turno avviene a una qualunque fermata e in pochi secondi, ha il tempo di fare il logout e login coi codici dell’autista entrate e uscente.

Informandomi ho saputo che quando vengono effettuati, i controllori sono sempre affiancati da guardie giurate. Il costo del biglietto, poi, diminuisce in funzione delle volte che impieghi il mezzo pubblico, in modo da disincentivare realmente gli spostamenti con l’auto propria. E se non puoi fare a meno della tua macchina, allora paghi a peso d’oro uno dei tanti parcheggi sotterranei, anche collegati direttamente con la spiaggia, dotati di docce e di bagni servibili da chiunque. Sembra un viaggio su Marte, invece è solo un pezzo del nord della Spagna, dove organizzazione e civiltà vanno a braccetto.

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