Un rapporto, quello della Corte dei Conti, che non lascia spazio a dubbi e interpretazioni. Negli ultimi tre anni gli stipendi dei dirigenti che lavorano alla Regione Puglia sono cresciuti del 25,78%; in Veneto nello stesso periodo sono diminuiti del 9,41%. Meglio di noi, meglio si fa per dire ovviamente, ha fatto solo la Regione Molise, che esiste eccome: lo stipendio medio dei suoi 35 dirigenti è cresciuto del 37,87%.

Tornando a noi, mentre la media nazionale dello stipendio di un dirigente pubblico si è attestata su 94mila euro, in Puglia è pari a 107mila, con un aumento dal 2015 di ben 22mila, a fronte di una diminuzione dell’organico da 142 a 130 unità.

Proprio questa riduzione, paradossalmente, è tra le cause che hanno permesso il balzo in avanti della busta paga. Lo stipendio base, infatti, beneficia delle quote accessorie, tra cui il premio di risultato, finanziato dal fondo che l’amministrazione ha in dotazione per questa voce. Se la “torta” non è stata ridimensionata proporzionalmente con la riduzione della pianta organica, è naturale che le fette per tutti gli altri siano diventate più grandi.

C’è da dire che per gli altri dipendenti della Regione le cose sono andate diversamente; mentre ai dirigenti la busta paga si è gonfiata, per gli altri si è assottigliata del 4,79%, attestandosi a circa 32mila euro l’anno di media.

Analizzati da Il Sole24Ore, i dati pubblicati dal rapporto della Corte dei Conti dicono una cosa molto chiara: la crisi non ha colpito i dipendenti della pubblica amministrazione di certe regioni, compresa la nostra. In alcune pubbliche amministrazioni, le norme per tirare la cinghia e far pesare meno i costi della cosa pubblica sulle tasche dei contribuenti, non hanno prodotto i risultati attesi.

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