Provate a immaginare la scena: un paziente psichiatrico, ex militare alto due metri, deve subire un tso, trattamento sanitario obbligatorio, istituito dalla legge 180 del 1978 e attualmente regolamentato dalla legge 23 dicembre 1978 n. 833 (articoli 33-35). L’uomo si trova al Centro di Saltute Mentale barese di via Podgora. A chiamare il 118 è lo stesso personale del centro, perché l’ex militare riformato non è più gestibile nonostante sia accompagnato dai genitori.

I soccorritori del 118 giungono sul posto, ma hanno bisogno di aiuto, perché il paziente rifiuta il ricovero, ma sprattutto può essere pericoloso per sé e per gli altri. In sostanza ci sono le condizioni necessarie per il trattamento sanitario obbligatorio, che poi non è altro che un’ordinanza del Sincado, che la Polizia Locale deve, meglio dire dovrebbe, portare a termine.

Sul posto giunge una prima pattuglia della Polizia Locale, poi arrivano anche la seconda e la terza. E come se non bastasse arriva pure una gazzella dei Carabinieri. A quel punto inizia il teatrino. I sanitari chiedono che dentro l’ambulanza ci sia anche qualcuno dei rappresentanti della legge per intervenire nel caso il paziente perda il controllo. “Non è nostra competenza”, si sentono rispondere. Il braccio di ferro prosegue a lungo.

La conclusione del trattamento sanitario obbligatorio è grottesca. Dentro l’ambulanza, a dare manforte all’equipaggio composto da due donne e l’autista uomo, entrano anche l’infermiere dell’automedica e il padre del paziente psichiatrico. Tutta gente inesperta nel caso dovesse succedere qualcosa. Dietro il mezzo di soccorso si snoda invece un simpatico carosello composto dall’automedica senza l’infermiere, da alcune pattuglie della Polizia Locale e dalla gazzella dei Carabinieri. Mancano solo i classici fiocchi sulle auto e i colpi di clacson per far apparire il tutto un corteo matrimoniale.

Tutti impegnati in una inutile processione. Avesse dato in escandescenza, infatti, il paziente psichiatrico, un energumeno di due metri se vi fosse sfuggito, avrebbe potuto fare del male a se stesso e agli altri occupanti dell’ambulanza. Il problema delle leggi intaliane, anche in questo delicato caso, è tutto interpretativo, con interpretazioni che spesso vanno oltre la logica e il buonsenso.

Se l’ordinanza che consente il trattamento sanitario obbligatorio è del Sindaco, come avviene in altre regioni d’Italia, è la Polizia Locale o comunque la forza pubblica a far rispettare l’ordinanza e quindi a dover accompagnare il paziente psichiatrico a destinazione. Non dovrebbe essere il personale sanitario a farlo, se non solo per assicurare una eventuale assistenza medica. Restiamo di sapere spiegazioni dalle autorità competenti.

 

 

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