“Tu devi dire la verità, ti vedo sempre su youtube, ma tu parli solo di noi, non dici mai niente degli spacciatori italiani, ce l’hai solo con i migranti”. Cappellino in testa, zaino termico per le consegne di Glovo sulle spalle, in maniera garbata, ma convinta, un ragazzo extracomunitario punta il dito contro i nostri servizi di cronaca, sostiene che siano a senso unico, a sfavore dei tantissimi che come lui sono arrivati in città da paesi lontani, per i motivi più disparati, in cerca di una vita migliore.

Siamo in piazza Umberto, che con la vicina piazza Moro è da anni al centro delle cronache di Bari; stamattina si è saputo che nella giornata di ieri proprio qui sono stati trovati 10 soggetti con precedenti penali, mentre 4 stranieri sono stati portati in Questura per ulteriori verifiche. Tra segnalazioni dei cittadini e comunicati stampa ricevuti dalle Forze dell’Ordine, praticamente non passa giorno senza che esca almeno un articolo che riguardi una rissa, spesso tra ubriachi e a colpi di bottiglia, un arresto per spaccio di stupefacenti o un singolarissimo allarme bomba. A metà luglio l’escalation di violenza davanti a bambini impauriti, ha portato anche all’organizzazione di un sit-in.

La cultura dell’odio, la paura del diverso, mista all’oggettivo fallimento di qualunque politica di integrazione, più o meno maldestramente attuato a partire dal Governo centrale e via via in giù, attraverso ogni ordine e grado di Istituzione, hanno fatto il resto. Noi stessi ci siamo trovati davanti un muro di ostacoli nel periodo in cui abbiamo avuto il buon Samuka come cameraman, nel silenzio generale della politica locale. A inasprire la situazione ci si mette anche la cronaca; verso le 3 della scorsa notte, solo per citare l’ultimo episodio, un algerino di 35 anni e un marocchino 25enne sono stati arrestati mentre tentavano di rubare in un negozio nel quartiere Madonnella.

Tornando alle due piazze, di giorno ci passa chiunque, ma a stazionare per qualsiasi motivo, magari con la speranza di trovare un lavoro, curriculum alla mano come Mumudu, oppure come il bracciante senza contratto Khalid, sono prevalentemente stranieri, quasi tutti migranti. Da settimane stiamo cercando di approfondire la conoscenza dei due luoghi di ritrovo, in particolare per quanto riguarda la controversa compravendita della droga.

“Tu vedi solo il lato negativo dei migranti – insiste – ed è bugia, non vai mai dai tuoi concittadini che spacciano, sai benissimo dove si spaccia e non vai mai. Non ti posso dire che qui non si spaccia, perché io di queste cose non so niente – sostiene – però in piazza Umberto succedono tante cose e tu dai sempre la colpa ai migranti”.

Come i lettori sanno, gli articoli di cronaca raccontano episodi che hanno per protagonisti sia i cittadini extracomunitari, sia gli italiani, spesso con nomi e cognomi quando vengono divulgati. La verità, semplice quanto apparentemente banale, è che sia il punto di vista del ragazzo sia quello di molti italiani, verso gli uni, gli altri, e nei riguardi della nostra categoria, è una visione di parte, una percezione diversa dalla realtà dei fatti. Un conto è la sensazione di essere in pericolo, un altro conto è esserlo per davvero.

Senza scomodare le migliaia di pagine scritte nei trattati sull’argomento, nel film Perdiamoci di Vista, Carlo Verdone accusa di razzismo verso i normodotati Asia Argento, nella pellicola costretta in sedia a rotelle. Il concetto di fondo è che quando ci si sente discriminati, si tende a guardare le cose in un senso solo, in cerca di conferme alla propria teoria. La cosa certa è che in piazza Moro, in piazza Umberto, e in tantissimi luoghi pubblici della città, si smercia droga di ogni tipo; quegli stessi luoghi sono spessissimo teatro di violenza. Molti baresi hanno via via rinunciato nel corso del tempo a vivere gli spazi aperti della città.

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