Si chiama Carletto Carrassi ed è l’abusivo storico dell’omonimo quartiere barese. Nomen omen, il nome è un presagio. Carletto, 59 anni e precedenti risolti con la giustizia, non riesce a trovare lavoro e per questo vende abusivamente prodotti di stagione all’angolo tra via Petroni e via Montello, nel cuore di Carrassi.

Lo conoscono tutti, anche il fruttivendolo che sta di fronte, in regola con le tasse e le tante incombenze tipiche di chi ha un’attività commerciale. Prima del blitz e del ritorno N’ dèrre a la lanze o del controllo a Giuseppe Amoruso, ci colpì un episodio di cui siamo stati testimoni oculari. Poco più in là dell’angolo di Carletto, ci fu un incidente. La pattuglia di Polizia Locale intervenuta, effettuò i rilievi proprio “in faccia” all’abusivo, in quell’occasione ammonito senza essere multato.

Siamo ritornati da lui per farci raccontare la sua storia e la vita di espedienti, sempre al motto: “Tengo famiglia, l’alternativa è andare a rubare”. La merce in vendita in molti casi Carletto se la procura direttamente nelle campagne baresi, cercando quanto possibile di non invadere la proprietà privata. Per quanto possibile. Vive con la moglie, un sussidio dello Stato, ma bada anche a figlia e nipotina. Una vita di stenti, che in ogni caso affronta col sorriso e ormai senza l’illusione di poterla cambiare.

Carletto è rasssegnato e si adegua per tirare a campare. Resta il quesito di fondo, a dimostrazione che non si tratta di una faccenda personale. Quanto vale Carletto rispetto a Peppino o agli altri? Le sanzioni e i sequestri che criterio hanno? Qual è la visione complessiva dell’Amministrazione comunale per contrastare il fenomeno dell’abusivismo, esercitato spesso a un tiro di schioppo da onesti commercianti?

Per il momento, ad eccezione di qualche intervento occasionale, con multa a seguito, pare che la responsabilità di provvedere a far rispettare la legge sia lasciata ai singoli equipaggi della Polizia Locale. Intanto Bari continua ad essere nettamente divisa, tra i tollerantisti, quelli che: “Lasciateli lavorare, sempre meglio di delinquere”, e gli altri, i: “Bisogna intervenire anche per rispetto di chi paga le tasse”.

Un fenomeno sociale radicato, difficile da arginare senza decisioni impopolari e una costanza reale, diversa da quella mostrata sui social. Nel frattempo, come si dice a Bari, vige la monge e la ponge, legge non scritta ma funzionale.

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