La famiglia polacca di sei persone è scesa dalla pensioncina in cui è ospitata e percorre via Nicolai per raggiungere la stazione. Alle 12 parte il treno regionale: destinazione Monopoli. È qui che trascorreranno la giornata, una delle sei che hanno deciso di trascorrere facendo tappa a Bari. La scelta del Libertà è ponderata: prezzi modici e a due passi dal centro murattiano.

Incrociamo mamma, papà e i quattro figli su via Nicolai. Un percorso vergognoso. Una residente prova a trovare bizzarre giustificazioni e quasi quasi riesce a limitare l’olezzo nauseabondo di guano di piccione e pipì sul perimetro del mercato dell’ex Manifattura Tabacchi.  Deiezioni canine, resti di cibo, cartacce e immondizia di ogni tipo, anche sui marciapiedi, trasformati nella negazione della civiltà.

La differenza tra il centro e la vicina periferia scelta per trascorrere la vacanza è abissale. Se ne accorge anche il turista inglese intento a fotografare alcuni palazzi in stile liberty. Qualcuno gli chiede se abbia perso la bussola o se ci sia finito volutamente in quel pezzo di Bari.

I due francesi, invece, vengono accompagnati nella salumeria gourmet per mangiare un panino che profuma di Puglia da due isolati di distanza. Ai residenti la nuova dimensione del quartiere piace. Una parte si fa in quattro, facendo persino da gratuito cicerone; gli altri continuano a infischiarsene, ad essere colpevoli del tremendo scenario. Colpevoli allo stesso modo di chi dovrebbe pulire e non lo fa in maniera adeguata o non lo fa affatto.

Il riscatto di un quartiere passa anche per quanto lo si ama e di conseguenza si fa per abbellirlo e renderlo accogliente. In pochi lo hanno capito e allora il rischio è quello di essere stati catapultati in un miraggio turistico e non in un reale percorso di cambiamento.

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