“Sono arrivato dal Gambia 5 anni fa, in fuga dalla dittatura. Mi sono messo a studiare, ho imparato la lingua e preso la licenza media in 11 mesi. Non voglio fare la brutta vita”. Mumudu è un ragazzone che non passa inosservato; mentre conversiamo all’ombra degli alberi di piazza Umberto, ci mostra i documenti e sfodera tutta la speranza che ha, il suo curriculum cartaceo.

“Ho fatto tanti lavori, messo in regola con contratto di lavoro – ci racconta – spesso in cucina nei pub. Non sempre però è andato tutto bene, alcuni approfittano del fatto che sei straniero, scaricano tutto sulle tue spalle e poi non ti pagano come dovrebbero. In una occasione ho anche chiamato la Guardia di Finanza, ma non è successo niente”.

“Vado in giro a cercare lavoro e quando sono stanco vengo qui per riposare – spiega -. I migranti non sono tutti uguali, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, però è vero che tanti spacciano”. Un dialogo che sembra a tratti surreale; se non fosse per la parlata ancora incerta potresti chiudere gli occhi e credere di avere davanti a te un italiano qualsiasi, di quelli che il posto lo cercano senza accampare scuse. Il fatto che si svolga in piazza Umberto, che con la vicinissima piazza Moro è uno dei luoghi più caldi della città, teatro tutti i giorni di risse e spaccio, aumenta il senso di spaesamento.

Mumudu non è il solo a girare armato di cv, mentre parliamo veniamo interrotti da Silas, la cui esperienza però è meno fortunata, se così si può dire. Lui, per esempio, è senza contratto di lavoro.

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