Ci occupiamo del 118 in terra barese ormai da diversi anni, nel corso del tempo abbiamo portato all’attenzione dell’opinione pubblica una serie di problemi e lacune perché, non a caso, si chiama servizio di emergenza-urgenza. Affinché sia veramente efficiente, ha bisogno di tutta una serie di accorgimenti organizzativi che agevolino, e migliorino, il lavoro degli operatori.

L’Ordine delle Professioni Infermieristiche, nella persona del suo presidente, Saverio Andreula, ha recentemente sollevato una lunga lista di obiezioni circa la gestione delle auto mediche, che in passato ci hanno dato molto da scrivere, abbandonate per anni nella sede del coordinamento 118 a Triggiano, dopo essere state comprate, allestite, e non utilizzate, giusto per rinfrescare un po’ la memoria a chi di dovere.

Tornando all’Opi, scrive Andreula: “Vi è la necessita di avere in disponibilità la fornitura per tutte le auto mediche di colonnina esterna di ricarica 220V, per rendere attivi tutti i dispositivi elettromedicali; il defibrillatore multiparametrico, l’aspiratore, il frigo termobox; Anche la presa per ricarica energia attivate per il servizio 118 sono inesistenti”.

“Da oltre un anno – aggiunge il presidente dell’Opi in merito al frigo termobox – il personale infermieristico del 118 ottempera ad una circolare del Direttore del Coordinamento che invita gli infermieri a togliere il frigo dall’automedica, adibito alla conservazione dei farmaci cosiddetti freddi, ogni qual volta il mezzo non è in intervento per poter metterlo in carica all’interno della postazione. Accade così che ogni qualvolta il personale è chiamato ad intervenire bisogna ricordarsi di prendere il frigo”.

“Il vano sanitario – sottolinea – negli allestimenti attuali è in una condizione di totale disordine, poiché allestito al pari di una comune utilitaria. Il vano ospita il seguente materiale messo alla rinfusa e non sistemato in sicurezza: borsoni (almeno tre), ma anche kit da scasso e Dpi come elmetti e maschere fumi con filtri, stecco-bende, Ked (estricatore), collari cervicale, dispositivo Bussignac, kit per accesso intraosseo, kit parto per le gestanti, nonché aspiratore (privo di supporto di fissaggio e ricarica); defibrillatore multiparametrico (privo di supporto di fissaggio e ricarica), stampante, due bombole ossigeno da tre litri (prive di supporto di fissaggi)”.

Tutte queste importanti criticità sono rilevanti sotto il profilo giuridico per le norme di riferimento in tema di sicurezza delle cure, antinfortunistiche e di sicurezza del lavoro, scrive Andreula. L’auspicio è che nelle stanze dei bottoni, come si dice, siano affrontate e superate definitivamente, per il bene e per la vita dei cittadini.

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