“Si è solo trattato di un malinteso, nessuna cifra sarà decurtata dalla paga del nostro collaboratore”. La vicenda del povero Raza Ahmed, fattorino pakistano di 32 anni, picchiato selvaggiamente e derubato dell’incasso di giornata che aveva in tasca, oltre all’aspetto di cronaca, ha suscitato un mare di polemiche.

“Ho presentato la denuncia e il referto medico a Glovo – ci ha raccontato il rider -. Dopo i 15 giorni di malattia, sono tornato a lavorare e qui ho ricevuto una bella sorpresa. Dopo che nessuno dell’azienda mi ha contattato per sapere come stessi, hanno iniziato a scalare dal mio stipendio i 430 euro che mi avevano rubato quel giorno”. Apriti cielo.

Le parole del poveretto hanno provocato rabbia e indignazione, destinando all’indirizzo della start-up spagnola una serie di commenti, la maggior parte irripetibili. A distanza di quattro giorni ci ha contattato l’ufficio stampa italiano di Glovo: “In realtà è stato solo un misunderstanding. Teniamo ai nostri collaboratori, la scelta di non effettuare consegne nel quartiere San Paolo è stata proprio dettata da una forma di tutela nei loro confronti, anche se rechiamo un disservizio agli utenti”.

“Offriamo a ognuno di loro una assicurazione privata in caso di infortunio o incidente, per danno a terzi o responsabilità civile, interamente a spese nostre e spontaneamente dato che non siamo obbligati a farlo. Non abbiamo una polizza nel caso di una rapina, come nell’evento specifico, quei soldi li rimette la compagnia – ha concluso la collega a nome di Glovo – anche se la scelta di accettare le consegne con pagamenti in contanti è facoltativa del singolo rider”.

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