Metti una famiglia in procinto di riunirsi a tavola per il pranzo del sabato, metti una mamma che spignatta in cucina per preparare una succulenta tiella di patate riso e cozze, metti un papà, che tra una commissione e l’altra, torna a casa con le cozze prenotate, già pulite, e regolarmente pagate. Deve solo farsi aprire il portone di casa per consegnare l’ultimo, fondamentale ingrediente all’amata consorte. Ma qualcosa va storto.

Dopo aver citofonato e atteso vanamente che qualcuno apra il portone, posa la busta con i preziosi mitili sull’uscio per scaricare le altre cose dall’auto, parcheggiata a pochi metri. Volta le spalle al portone, e quando torna con il resto della spesa, le cozze non ci sono più. Sparite nel nulla in men che non si dica.

Immaginate la sua faccia sbigottita e soprattutto la delusione di tutta la famiglia per il mancato lauto pasto. Per carità, riso e patate va benissimo, ma vuoi mettere la tiella barese? E poi, anche volendo comprare le altre, dove le trovi ad Altamura il sabato mattina quando ormai molti sono già a tavola?

Il tarlo rode e lo stomaco langue, cosi il nostro marito, ferito nell’orgoglio, si rivolge ai cinesi. No, non la terribile mafia orientale di cui tutti hanno paura, ma quelli del negozio vicino casa con le telecamere puntate sulla strada. E fa bene, perché tra un passante e l’altro spunta lei, la corpulenta signora che, adocchiato il bottino, con fare distratto e nonchalance, appoggia le sue buste accanto alle cozze, come per volersi riposare un attimo, arraffa tutto, e se ne va.

Memorabile, un consumato genio del male. Il video è finito in rete, tra le risate di scherno degli amici e l’augurio che alla signora siano andate di traverso. La pesca, pardon, la caccia, alla ladra, è aperta.

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