Antonio Decaro è il sindaco di tutti, ma non il mio. A dirlo non sono io, sia chiaro, bensì lui stesso, nei fatti quanto meno, se non espressamente a parole. Stamattina sono andato davanti a Palazzo di Città, con la telecamera e il microfono, per documentare la protesta dell’Ugl circa il mancato rispetto dell’impegno preso dall’amministrazione comunale per la salvaguardia degli dipendenti che lavoravano per la ex Onpi, la struttura socio-assistenziale alle porte di Bari di proprietà del Comune. Ero lì per raccogliere le ragioni della protesta e le voci di chi è in seria difficoltà, come fatto mille altre volte.

Avevo ormai quasi finito il mio lavoro quando è arrivato a piedi Antonio Decaro, che si è fermato a parlare con il gruppetto di manifestanti, una decina di persone in tutto, tra cui diversi sindacalisti. Non sto qui a fare nomi e cognomi, li potrete vedere nel servizio appena sarà pubblicato. Decaro, da gentiluomo qual è, ha iniziato a salutare il circolo di persone che gli si era creato intorno. Tra questi c’ero anche io, capitato esattamente di fronte all’esponente del Pd uscito vittorioso dall’ultima tornata elettorale.

Ne è scaturito un giro di strette di mano, nel senso letterale del termine. Dopo aver scambiato il saluto con tutti, Decaro si è rifiutato di stringere la mia, di mano, che pure gliela stavo tendendo davanti a tutti i presenti. Ha ritirato il braccio e guardandosi un po’ a destra e un po’ a sinistra ha pronunciato queste testuali parole: “Non stringo la mano a tutti. Mi date addosso ogni giorno, se non vi piace il mio lavoro dite che fa schifo, ma avete scritto che sono un pezzo di merda e anche di peggio”.

A nulla è servita la mia replica, meno che mai ho e abbiamo scritto che l’uomo Antonio Decaro è un pezzo di merda, nemmeno nelle chat private aggiungo qui per voi lettori, ma lui non ne ha voluto proprio sapere.

“La caduta di stile”, come è stata definita da qualcuno che ha assistito a questa scena, non è assolutamente passata inosservata. Che la sua intenzione fosse proprio quella di mandare un messaggio? Può darsi, e sinceramente poco mi interessa.

Personalmente non me ne faccio un cruccio, né tanto meno un dispiacere, ma a lui e a chiunque altro lo sostenga, ricordo che negli ultimi 5 anni al sindaco, non ad Antonio Decaro, come Quotidiano Italiano e personalmente abbiamo contestato molte delle scelte compiute come amministratore della città.

La bocciatura del MEF, con la pantomima della relazione che non veniva divulgata, l’Amtab, prima con la relazione degli ispettori del ministero e poi con la scelta del direttore generale, quel Francesco Lucibello a cui è servito un anno per rendersi conto che il piano industriale era sbagliato, senza dimenticare gli acquisti discutibili degli autobus turchi e la gestione del magazzino.

Come non citare, poi, l’inopportuna scelta del vicesindaco, l’allora segretario generale della Camera di Commercio, Angela Partipilo, risultata incompatibile, o il curriculum taroccato di Paola Romano, l’emergenza cinghiali, o l’inaugurazione del waterfront di San Girolamo. No, non l’ultima, subito prima di queste elezioni su cui indaga la Procura per voto di scambio, ma la prima, quando Decaro si calò in acqua nonostante i lavori fossero ben lontani dall’essere completati.

Potrei continuare, ma onestamente l’elenco è troppo lungo. Tutto questo solo per dire che mai, negli ultimi 5 anni, ho e abbiamo scritto che Antonio Decaro è un pezzo di merda. Almeno non fino a oggi.

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