foto di repertorio

Qualche giorno fa un ospite del Centro di Permanenza per il Rimpatrio è stato trasportato in ospedale perché ha ingerito due batterie. Come da protocollo, e d’accordo col Pronto Soccorso, per lui si è reso necessario un secondo viaggio al nosocomio, al fine di verificare il “viaggio” delle pile e intervenire al momento opportuno per la loro evacuazione.

Il soggetto non è nuovo a gesti del genere, già in precedenza, infatti, ha ingoiato lamette e bulloni, in diverse circostanze, oltre ad altre altre due pile, una delle quali espulsa, al contrario degli altri corpi estranei ingeriti.

Dal Cpr, il 118 è stato chiamato nuovamente perché, sostenevano dalla struttura, il migrante aveva ingoiato un pezzo di plastica e dunque era necessario l’intervento di un equipaggio in servizio presso il Sistema di Emergenza-Urgenza, al contrario di quanto sostenuto dal ragazzo, che ha negato di aver mangiato alcunché.

Il ricorso incondizionato al 118 per ogni minima situazione, anche non di emergenza, rappresenta un problema serio, lo abbiamo scritto in passato e lo hanno denunciato varie volte anche gli operatori, dal direttore della Centrale Operativa barese, il dottor Gaetano Dipietro, in giù. Oltre al sovraffollamento dei vari Pronto Soccorso, far uscire inutilmente gli equipaggi e i mezzi di soccorso, indebolisce l’efficacia del sistema di emergenza-urgenza, col risultato che le postazioni rischiano di rimanere scoperte quando c’è una vita da salvare, e non un ronzio all’orecchio.

Che l’abuso avvenga anche da parte di altri medici e organismi istituzionali, se accertato, rappresenterebbe un fatto gravissimo. Ne scriviamo perché a quanto pare, da un po’ di tempo a questa parte starebbe succedendo qualcosa di anomalo in seno al Cpr di Bari. Da lì, infatti, le ambulanze del 118 vanno e vengono più volte al giorno, nonostante il Centro di Permanenza per il Rimpatrio abbia, o almeno dovrebbe avere, una convezione per il trasporto degli ospiti da e verso gli ospedali per gli interventi sanitari non in emergenza. Per i controlli, insomma, esami, e via dicendo.

Tra gli operatori del 118 serpeggia il malumore, c’è il sospetto che qualcuno al Cpr abbia scambiato le ambulanze per dei taxi. Ripetiamo, si tratta di malumori, ma ormai difficili da controllare, specie in considerazione del fatto che anche gli ospiti, in alcune occasioni, avrebbero disconosciuto la necessità di un intervento in emergenza, contraddicendo di fatto quanto asserito dal personale in servizio al Cpr.

A questo si aggiungerebbe poi la circostanza, quanto mai grave, di trovare a volte l’infermeria del centro di Permanenza chiusa, cosa che impedirebbe agli operatori del 118 l’accesso alla cartella clinica dell’ospite da trasportare, e non poter somministrare una eventuale terapia farmacologica per il rischio di allergie o interazioni con altri medicinali.

Tutto questo, naturalmente, è facilmente verificabile, dai registri della Centra Operativa e dalle cartelle cliniche degli ospiti, a cui noi non abbiamo accesso, ma chi di dovere sì. Se si volesse, basterebbe poco per accertare i fatti. Giusto a titolo di esempio, basterebbe contare quante volte è stata chiamata l’ambulanza convenzionata per portare gli ospiti a eseguire gli accertamenti necessari, e quante volte, invece, quegli stessi controlli sono avvenuti in concomitanza di un intervento in emergenza, con la relativa chiamata al 118. Noi però non siamo tecnici, probabilmente ci sono anche altri modi, più rapidi, che mettano fine al malumore degli operatori e sgomberino il campo da ogni dubbio.

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