Giuseppe “Peppino” Santoro ha vinto. Ne avevamo già parlato in occasione dell’uscita del sui libro ed oggi si merita nuovamente un applauso dopo aver vinto la sua personale corsa al “Race for the cure” contro il fastidioso ospite, il Parkinson, divenuto compagno di vita da diversi anni.

Non è arrivato primo, non è arrivato ultimo, non ha stabilito nessun record: ha tagliato il traguardo dei 5km, magari in maniera faticosa ed insicura per colpa del suo male, ma lo ha fatto.

Non si è arreso, a testa alta ha camminato e corso, si è concentrato, si è ripetuto che doveva arrivare fino alla fine, perché il suo “ospite” non doveva assolutamente primeggiare con lui.

Lo scrive nel suo gruppo Facebook dove già racconta la difficoltà di condividere la vita di un uomo, medico cardiologo e padre di famiglia, contro una malattia da cui sa che non guarirà ma che non vuole gli renda difficile la vita.

“Oggi ho vinto io caro ospite! Ho completato la mia corsa/marcia di 5 km al Race For the Cure con la testa concentrata sulla ritmica sequenza dei miei passi” scrive nella pagina con una foto sorridente mentre fa il segno della vittoria.

Molti i commenti di chi lo supporta nella sua battaglia, poche parole per dirgli che è un grande, che lo seguono, che lo invitano a non fermarsi.

Il grande giornalista Pietro Calabrese, scriveva nel suo libro testamento “L’albero dei mille anni” edito da Rizzoli, che l’errore più grande da fare è associare la battaglia alla malattia ad una partita di calcio; perché la partita di calcio dura 90 minuti, la battaglia contro una malattia dura tutto il giorno, tutti i giorni di tutto l’anno di tutta la vita. E Giuseppe Santoro, questa battaglia, non ha proprio voglia di perderla.

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