Tra i motivi non certo edificanti per cui sarà ricordata questa campagna elettorale, c’è sicuramente quello relativo alle forzature di alcuni candidati nella ricerca del voto. Emblematico il caso della preside Colucci. Un capitolo a parte lo merita l’abuso di campagna elettorale nei centri di assistenza fiscale.

In questi giorni le cronache cittadine sono state riempite da sedi di caf tappezzate di manifesti. Nell’ultimo caso sottoposto alla nostra attenzione, il consigliere comunale uscente Giuseppe Neviera, candidato nella lista Idea Democratica, a sostegno del sindaco Antonio Decaro, è andato oltre.

Neviera ha scelto di spedire una lettera a tutti i suoi clienti, molti dei quali messi in soggezione dalla palese richiesta di voto, soprattutto perché il candidato in un paio di passaggi scrive: “Avrei piacere se tu, insieme ai tuoi familairi ed amici, mi aiutassi in questa avventura! In questi anni ho avuto modo di conoscerti meglio instaurando un rapporto di stima reciproca”. Evidentemente la stima con alcuni clienti, quelli che ci hanno segnalato la prassi, non è stata poi così reciproca. In tanti hanno sottolineato la cattiva abitudine, anche tra gli stessi candidati. Luca Bratta, per esempio, ne ha fatto una crociata.

“Ti ricordo che presso il mio caf insieme ai miei collaboratori – scrive il candidato sottolineando di essere un amministratore pubblico – puoi continuare ad avvalerti del nostro aiuto nel redigere le varie istanze che ti sono state utili per ottenere alcune agevolazioni, informazioni o benefici”. Il tentativo di creare sudditanza nella popolazione meno preparata e più umile viene considerato un colpo basso alla libertà di scegliere a chi affidare il proprio voto oltre che la reale stima. Nessun reato, s’intende, ma la prassi viene giudicata molto scorretta.

“Ti aspetto presso il mio ufficio in via Giovanni Pascoli, a Bari. Conto su di te”, chiosa Giuseppe Neviera sperazoso di riconquistare lo scranno in Consiglio Comunale. È possibile che lo andiamo a trovare anche noi, per sottolinere quanto molti dei suoi clienti considerino deprecabile questo comportamento, soprattutto perché, seppure con la mediazione della sigla che rappresenta, le prestazioni “gratuite” del suo caf sono interamente pagate dalle istituzioni e quindi dovute.

Al posto di quei clienti, essendo anche in questo caso liberi di rivolgersi a chiunque, cambierei immediatamente caf. Questione di opportunità.

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