Una delle nostre inchieste più discusse è stata quella a più puntate sull’abusivismo a Bari. Multe ai venditori di frutta e verdura, ma non all’industria delle orecchiette o delle sgagliozze, tanto per citare alcune delle categorie oggetto del nostro approfondimento.

Ciò che vi raccontiamo oggi rappresenta il paradosso di una città incapace di determinare quale politica intraprendere per arginare o tollerare il fenomeno, al netto delle reclamizzate fornacelle criminali.

Al Madonnella, in un fazzoletto di quartiere compreso tra via Rodi, corso Sonnino e via Cattaro, ogni giorno va in scena il teatro dell’assurdo. Un cavaliere del lavoro, fruttivendolo per 55 anni, nel locale della figlia si arrangia tenendo aperta un’attività abusiva. Vende come se avesse ancora autorizzazioni a prezzi stracciati la merce che acquista al mercato generale.

Antonio, invece, al contrario di Nicola paga le tasse, le bollette, ha rateizzato la prima cartella esattoriale e si appresta a rateizzarne altre due. Ad Antonio abbiamo consegnato il cetriolo, simbolo di una concorrenza sleale e fuori alcun controllo.

Il commerciante non potrà mai applicare i prezzi del cavaliere del lavoro e nemmeno quelli di Franco, altro abusivo della frutta e verdura, che in via Cattaro vende la sua merce a poca distanza da un altro commerciante in regola. Una giungla assoluta.

Non siamo contro chi cerca di tirare avanti, lo abbiamo precisato un milione di volte, ma i commercianti baresi vorrebbero tanto sapere perché l’Amministrazione per cinque anni ha sempre consentito a chiunque di improvvisarsi imprenditore, al netto di qualche multa sporadica spesso neppure pagata.

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