Dopo il servizio di Report, il programma condotto da Sigfrido Ranucci che ha acceso i fari sulla crisi delle edicole, abbiamo deciso di dar voce a chi si occupa di questo mestiere da anni nella nostra città.

Abbandonata l’idea di tempio della cultura, le edicole devono far fronte a una vera e propria epidemia. Tra distributori monopolisti che non permetterebbero di scegliere la merce da vendere né di stabilirne la quantità e l’obbligo di pagamento alla consegna, riuscire a sopravvivere è diventata un’impresa quasi impossibile.

“Tagliare i costi, selezionare la merce, scegliere di abbassare le saracinesche in giornate di bassa affluenza”. Sono queste le libertà che assicurano di chiudere i conti senza debiti a fine mese. Ne è certo Vincenzo Impicciatore, edicolante di corso Mazzini, che non vende più di 30 quotidiani al giorno, ma riesce a coprire le tasse di concessione governativa grazie alla vendita di giochini accompagnati da finti giornali, di riviste di gossip e di Gratta e Vinci. Proprio su quest’ultimo tasto, lui stesso ha manifestato qualche remora, sottolineando che spesso cerca di dissuadere i clienti più accaniti dall’acquisto, pur andando contro i propri interessi.

“La situazione è precipitata rispetto a una ventina di anni fa – ha affermato Vincenzo – perché gli editori si sono riversati sull’online a prezzi irrisori, tagliando la fascia di clientela più giovane dall’acquisto del cartaceo”. Facendo i conti con un accordo nazionale che è scaduto da dieci anni, gli edicolanti, ultimo anello della catena, ottengono una percentuale bassissima di guadagno.

L’informatizzazione immediata della filiera editore-edicola, con conseguente risparmio di carta e selezione di adeguati finanziamenti, è ciò di cui gli edicolanti avrebbero bisogno secondo il commerciante. “Io resisterò” ha concluso l’edicolante di corso Mazzini.

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