Il malcontento per la gestione del pronto soccorso del Policlinico di Bari è diffuso, dentro e fuori la struttura sanitaria. Lo stesso primario ne è consapevole, tanto da aver scritto ai suoi un messaggio significativo alla fine dei sei mesi di prova. Messaggio che ha fatto molto discutere.

Il modello Boston in salsa barese non sembra funzionare come dovrebbe, ma analizzeremo la questione in un altro momento, seppure va detto che le buone intenzioni non mancano. Non di soli intenti, però, vive l’uomo, soprattutto in una situazione di emergenza. Ciò che è successo ieri ricalca l’episodio accaduto all’ambulanza della postazione di Santeramo in Colle, ma anche le decine di casi raccontati negli ultimi anni.

Sotto accusa, manco a dirlo, ci sono i tempi di sbarellamento. La postazione automedica del Pediatrico interviene in soccorso di un paziente colto da sincope. L’uomo finisce al suolo e batte la testa, rimediando un trauma minore. Il paziente, tanto per completare il quadro, è cardiopatico e ha due stent. L’uomo viene trasportato al pronto soccorso del Policlinico con un codice giallo alle 11.19. L’equipaggio dell’automedica alle 14 non è ancora stato liberato.

La premessa, sostanziale, è che ieri su Bari i mezzi del 118 con medico a bordo erano appena 2. L’automedica del Pediatrico, appunto, e la postazione Tribunale. Niente di clamoroso, s’intende, anche perché con la nuova Agenzia sarebbe la regolarità. Il problema è che mancano i protocolli per una gestione corretta dei mezzi e degli uomini, anche quelli che consentirebbero agli infermieri ciò che già fanno altrove.

Alta lacuna, poi, è la mancanza di attrezzature interscambiabili tra i diversi pronto soccorso e i mezzi del 118. Non esiste neppure un appropriato sistema per evitare perdite di tempo degli equipaggi. Sì, perché le pecore nere stanno dappertutto. Il paradosso dell’ultimo episodio documentato, che ha indignato soprattutto gli operatori del 118, oltre a molti interni del pronto soccorso, sono le dichiarazioni rilasciate dal primario alle telecamere di un telegiornale regionale.

In sostanza, è stato detto che va tutto bene, ma le cose sono molto più articolate. Questo non può essere definito servizio di emergenza-urgenza. Un territorio grande come Bari non può restare privo dell’automedica per più di tre ore, se si considera che è tornata sul territorio alle 14.30. In alcuni casi gli operatori del 118 sono costretti a fare da ausiliari e infermieri, manco fossero strutturati nel Policlinico, accompagnando i pazienti a fare esami e radiografie, anche in altri reparti, rimanendo prigionieri di un sistema che l’Areu dovrebbe riorganizzare completamente. Lo scetticismo è tanto. Staremo a vedere, soprattutto perché i dettagli del nuovo corso non sono ancora stati resi noti fino in fondo.

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