Il crollo del ponte Morandi a Genova ha drammaticamente riportato in auge il problema della poca o scarsa manutenzione della rete viaria italiana. Non solo grandi autostrade, ma anche e soprattutto arterie provinciali finite nel tritacarne della spending review e dell’abolizione delle Provincie, senza dimenticare quell’oggetto misterioso che risponde al nome di Area Metropolitana.

Pochi, pochissimi fondi, per chilometri di asfalto e ponti sorti decine di anni fa, quando ci si spostava meno e le condizioni di traffico erano completamente diverse. Dopo Genova, sembra (purtroppo) finalmente scattata la corsa al controllo delle infrastrutture in tutta Italia, non c’è una sola testata locale senza un articolo a tema, segno che il problema c’è ed è generalizzato.

Se per i grandi viadotti è facile prevedere una base di interventi necessari, troppo a lungo rimandati, lo stesso non si può dire per l’enorme quantità di ponti e ponticelli vari, un tempo di stradine secondarie e oggi finiti a servire notevoli flussi di traffico. Noi, per esempio, siamo andati a vedere in che condizioni è il ponte della sp73 che porta dal San Paolo all’Aeroporto di Palese. Quello che abbiamo visto col geometra Francesco Sarti non ci è piaciuto per niente.

“Il ponte non crolla – ci ha rassicurato Sarti parlando ai nostri microfoni illustrando la situazione – ma siamo già nell’ordine della manutenzione straordinaria da fare, il tempo di quella ordinaria è già passato”. Come questo, chissà quanti altri ce ne sono lungo le nostre strade.

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