Dietrofront. Nel palagiustizia di via Nazariantz si può lavorare, anche se per poco. A certificarlo è  il professor Bernardino Chiaia del Politecnico di Torino, consulente della Procura di Bari nell’ambito dell’inchiesta sulla sicurezza dell’edificio.

In poche parole le criticità restano, così come il rischio crollo. Ma secondo Chiaia, uno dei massimi esperti del settore in ambito nazionale, parte gli uffici possono continuare a funzionare seppur a termine: non più di qualche mese.

Decisive sarebbero state la serie di precauzioni suggerite dallo stesso professore ma soprattutto l’esiguo numero di persone che frequenta il palazzone difronte al Cimitero dopo l’ordinanza di sgombero (gran parte delle attività è sospesa, le più urgenti sono svolte tra piazza De Nicola e Bitonto), e l’alleggerimento della struttura con il trasferimento di armadi, archivi, casseforti e scrivanie che pesavano per oltre 50 tonnellate.

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2 COMMENTI

  1. Qualche perplessità la vicenda la lascia. Da tempo . L’ingegner Vitone parlò di subsidenza, del pericolo di cedimento del suolo a causa del materiale di riporto e di difetti di costruzione (cemento depotenziato). In tal caso è il peso stesso dell’edificio il problema, non solo quello dei fascicoli.
    La perizia di Chiaia contraddice in un certo senso le precedenti spostando “di qualche mese” il pericolo che sino a poco fa appariva imminente (ma dopo oltre 20 anni) tanto da provocare lo sgombero immediato e le famigerate tende.
    Le due perizie sono difficilmente compatibili. Diciamo che la seconda ha il pregio di allungare i tempi per la scelta della nuova sede.

  2. Diciamo pure che siamo nel campo del difficilmente prevedibile se non proprio in quello dell’opinabile, per cui anche perizie poco compatibili tra loro risultano difficilmente confutabili.
    E come diceva Karl Popper: è scienza solo quello che può essere confutato.

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