“Non ce la facciamo più”. L’appello rivolto ai sindacati da una decina di infermieri in servizio al Pronto Soccorso dell’Ospedaletto non ammette tentennamenti o indugi: “Auspichiamo un vostro celere intervento” scrivono infatti, proprio per sottolineare che non c’è più tempo da perdere. Meno di una settimana fa abbiamo raccontato della lettera inviata al Prefetto dal segretario provinciale della Fials, Saverio Andreula, praticamente per lo stesso motivo.

“Con la presente – scrivono gli infermieri – tutto il personale del comparto in servizio presso il Pronto Soccorso del Giovanni XXIII è a segnalarvi le enormi difficoltà nelle quali ci troviamo ad operare, tra carenza di personale e gravi situazioni di stress i quali, non per nostra causa, determinano lunghi tempi di attesa per l’utenza”.

“Tali situazioni sfociano ormai quotidianamente in aggressioni verbali e talora fisiche” aggiungono, come abbiamo avuto modo di scrivere più volte, purtroppo. La misura evidentemente è colma, e la situazione rischia di sfuggire di mano.

Al personale dedito al proprio lavoro non abbiamo mai fatto mancare il nostro sostegno, come pure l’apprezzamento, arrivato anche da parte degli utenti. Discorso diverso per chi invece batte la fiacca, compresa eventualmente la dirigenza fino ai massimi livelli: in trincea ci finiscono gli operatori, a cui gli utenti rivolgono invettive e minacce a volte sfociate in aggressioni mai giustificate, sebbene per certi versi comprensibili.

Essere costretti a lunghe attese mentre il proprio figlioletto piange, magari per un dolore che non sa o non può spiegare, può far perdere la testa. Ecco perché far quadrare il bilancio di un ospedale non può essere fatto a discapito della salute. Tenere i conti in attivo tagliando sul personale lo sa fare chiunque.

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