Genuina, schietta e perentoria. La lettera del Comitato dei Cittadini attivi del quartiere Libertà alla demagogia e agli slogan fascisti e comunisti sulla eccessiva presenza di criminali. Non si fanno differenze razziali, non conta se il delinquente si chiami Nicola o Aziz. La politica, le istituzioni hanno fallito. Punto. Il resto sono chiacchiere e giustificazioni. Ognuno prova ad accaparrarsi le simpatie di chi cerca solo giustizia, bianca o nera che sia. L’integrazione si pratica nei fatti non con le parole. Il nostro lavoro lo testimonia ogni giorno. Ringraziamo Letizia, Prem e Luca per aver deciso di metterci la faccia tutti i giorni, non solo durante stucchevoli omelie o inutili cortei. Grazie.

LA LETTERA DEL COMITATO DI CITTADINI ATTIVI DEL QUARTIERE LIBERTÀ. 

Sei del Libertà? Avete mai provato a rispondere a questa domanda senza provare imbarazzo e rabbia nello stesso tempo?

Discriminazione? Un tema ricorrente in questo periodo, un esempio e testimonianza per noi cittadini, che da sempre subiamo sulla nostra pelle, in quanto considerati cittadini da emarginare, relegati in una periferia. La discriminazione la subiamo, ma non fa parte del nostro modo di essere, non rientra nel nostro vocabolario e siamo orgogliosi di essere ultimi con origini umili e oneste. Questa nostra povertà ci fa solidarizzare e permette di aiutare chi ha davvero bisogno. Dimostriamo spesso di essere tanta brava gente schierata dalla parte degli umili.

Chiedere sicurezza e legalità non dovrebbe avere colore politico e ne tantomeno discriminazione razziale. La legge dovrebbe essere rispettata da ogni individuo. In questi giorni sta passando un messaggio distorto: “Noi del quartiere Libertà razzisti”, ma come possiamo esserlo se siamo a nostra volta discriminati? Bisognerebbe evitare  le anacronistiche lotte ideologiche e schierarsi dalla parte delle povere donne straniere ed indifese costrette a subire le peggiori torture di questo mondo e costrette a prostituirsi. Bisognerebbe raggiungere obiettivi diversi per evitare lo sfruttamento minorile, la violenza da condannare sempre e le diverse situazioni di disagio sociale.

L’emarginazione la potete trovare ovunque e la si tocca con mano su corso Italia, dove la povera gente, dopo aver ricevuto il pasto, staziona sotto i portici con alloggi creati da cartoni ed ogni volta che ci rechiamo presso di loro, la richiesta è ben precisa: noi vogliamo lavorare e non essere un peso per la società, vorremmo aiutare. Tutti voi siete i testimoni del fallimento della politica, questi cittadini non vivono di propagande ed ideologie.

Bisogna evitare lo scontro fra destra e sinistra. Nel mezzo ci siamo noi cittadini e le attività tutte, che vorrebbero un indirizzo politico preciso e non le falsità sul nostro modo di essere. Siamo più razzisti noi del quartiere Libertà che ospitiamo le diverse etnie da anni orsono o altri quartieri di Bari che non ospitano le diverse etnie? L’integrazione dovrebbe essere messa in atto su un’intera città e non solo in una zona, con la realizzazione di scambi interculturali tra i diversi popoli. Ringraziamo il Questore di Bari e le Forze dell’Ordine per essere presenti sul nostro territorio come tanti angeli.

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