Il caso dell’allargamento di via Amendola continua a far discutere. Mentre il Comune va avanti per la propria strada e ha annunciato l’inizio del cantiere nei prossimi mesi, aumentano sempre di più le voci discordanti. Dopo Legambiente, che ha parlato di “zero benefici”, arriva anche la bocciatura del presidente FAI Puglia, Dino Borri, e del presidente Italia Nostra Bari Raffaella Cassano.

“Tutti in Bari sanno, residenti e passanti, che l’importante e storica via Giovanni Amendola, nell’intero suo sviluppo, dall’origine nella cinta ferroviaria della città sul mare alla destinazione nella statale 100 Bari-Taranto, è percorsa da un imponente flusso di auto e bus con numerosi picchi orari di saturazione e formazione di code. Infatti la via – la radiale più importante della città di Bari con le due radiali lungo il mare – collega le due maggiori città di Puglia e serve una pluralità ormai altamente popolosa di Comuni dell’Area Metropolitana di Bari strettamente legati a Bari da spostamenti giornalieri dovuti sia all’attrazione esercitata su di essi dai grandi uffici pubblici e privati della città centrale che a pendolarità casa-lavoro.

Esito dell’imponente flusso veicolare della via Amendola è l’altrettanto imponente inquinamento atmosferico da gas e polveri, presumibilmente solo in minima parte contrastato dal cuneo verde di campagna che in qualche modo resiste tra la via e il margine sudorientale del quartiere Japigia, anche in ossequio alla prescrizione urbanistica di conservazione fattane nel piano regolatore generale degli anni 1960-1970. D’altra parte fu proprio il PRG di cui parliamo a concentrare lungo la via Amendola – come sulle altre maggiori radiali della città – imponenti nuovi volumi edilizi, inserendoli nel vuoto della campagna storica punteggiato da alcune vecchie ville: i grandi uffici finanziari dello Stato, l’ospedale pediatrico Giovanni XXIII, la miriade di uffici pubblici e privati distribuiti nella lunghissima e alta stecca edilizia dell’’Executive’, i campus universitari e della ‘Aldo Moro’ e del Politecnico, altre grandi residenze universitarie private, una serie di alti autosili, unitamente a una infinità non elencabile di altre rilevanti funzionalità urbane, sono stati causa del disastro di traffico veicolare e di salute pubblica che qui commentiamo.

Ora il Comune di Bari si accinge a fare di quanto resta della vecchia storica via Amendola una superstrada urbana a doppia carreggiata con rotatorie, tra l’altra preesistente superstrada urbana della via Einaudi che i Baresi chiamano Terza Mediana e la rotatoria di innesto tra via Amendola e statale 100: si tratta di una nuova superstrada che i residenti largamente osteggiano, temendone ulteriori deleteri effetti di traffico e inquinamento, e che preferirebbero invece vedere sostituita da trasporto pubblico possibilmente anche ferroviario, visto che già i binari della Ferrovia Sud-Est corrono paralleli e prossimi alla via Amendola e che altri binari verranno dalla trasformazione del nodo ferroviario di Bari Centrale. Il progetto del Comune di Bari integra alla superstrada, tra l’altro, un megaparcheggio nel cuneo verde di campagna residua a est dell’Executive.

Le realizzazioni in arrivo si caratterizzano ancora una volta per privilegiare il trasporto privato rispetto a quello pubblico e le vie su gomma rispetto a quelle su ferro e per fare della naturalità (la campagna) e della storia (la via Amendola con le sue residue ville, a partire da quella dei De Mona interamente vincolata dallo Stato come bene monumentale) variabili residue di poco o nullo conto. Una visione di maggior respiro ambientale e culturale avrebbe potuto essere – e forse potrebbe ancora essere – per superare le difficoltà create alla via Amendola e ai suoi residenti dall’errata politica di grandeur priva di visione futura perseguita dal tuttora vigente vecchio piano regolatore – quella di un prevalente utilizzo in chiave metropolitana del trasporto pubblico, e in particolare di quello ferroviario, con miglior uso di aree di parcheggio già esistenti per lo scambio intermodale tra trasporto privato e pubblico, in accoppiamento a una valorizzazione della campagna per la soft mobility ciclabile e pedonale”.

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