Può un palo, per l’esattezza quello della croce della farmacia, creare disagi e imbarazzi? Ad Adelfia sì. La storia, diventata un giallo col passare del tempo, si svolge tutta in via Madonna della Stella, con qualche capatina a Palazzo di Città. “Sto per firmare la determina – tuona il primo cittadino, Giuseppe Cosola -. La farmacia deve provvedere a spostare il palo”.

Ma facciamo un passo indietro. La farmacia deve posizionare la segnaletica, ovvero il tradizionale palo con in cima la croce verde luminosa. Chiede l’autorizzazione e la ottiene in tempi strettissimi. I lavori devono essere fatti nello spazio compreso fra i civici 55 e 57. Tutto secondo copione, non fosse che un commerciante vede privata della luce del sole la propria attività. Immediata la segnalazione all’appena insediata Amministrazione comunale. Secondo quanto racconta qualcuno – notizia tuttavia smentita dallo stesso Cosola – il Sindaco si presenta sul luogo dei lavori, stabilendo dove dovrà essere fatto il nuovo buco. Arriva un altro documento ufficiale.

Il palo viene spostato all’angolo della strada, dov’è necessario fare lo scivolo, con un aggravio dei costi per la farmacia. Tutto secondo copione, non fosse l’ulteriore colpo di scena. Nei giorni di pioggia la struttura creerebbe disagi alla famiglia che se lo ritrova davanti alla propria abitazione. In sostanza, l’acqua piovana allagherebbe la zona della cantina. Apriti cielo.

Inizia la querelle, fino a quando, così come aveva fatto il commerciante, anche il residente fa un accesso agli atti nel tentativo di scovare qualcosa di marcio in Danimarca. Va nella stanza del Sindaco. Quel palo da lì deve sparire. E a quanto pare sparirà a breve. Non sappiamo se la farmacia sarà disposta ancora una volta ad assecondare la richiesta, provvedendo allo spostamento a proprie spese. Bizzarro sarebbe se il palo dovesse essere riposizionato nel punto esatto in cui era già stato fatto il primo buco. Degna della miglior telenovela, la storia del palo conteso potrebbe causare nuovi sviluppi. Ciò che conta è che nessuno lo prenda in testa.

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