Il presidente del Consiglio comunale, Pasquale Di Rella, non è certamente uno che si tira indietro, ne ha dato ampia dimostrazione più volte in passato. Così, dopo lo squallido insulto indirizzato a Irma Melini scritto sulla scheda dello scrutinio segreto che si stava tenendo martedì nell’aula Dalfino, si è reso disponibile alla perizia calligrafica, chiedendo agli altri consiglieri di fare lo stesso.

“Irma la tr…” c’era scritto sulla scheda, un teste che Di Rella non avrebbe mai voluot leggere pubblicamente, ma che, su insistenza della stessa Melini e su indicazioni del Segretario comunale, ha dovuto pronunciare ad alta voce. Il messaggio del presidente è chiaro: nessuno deve pensare di poter restare impunito dopo un episodio così grave. Ecco il testo diffuso da Di Rella.

Il Presidente del Consiglio Comunale di Bari, Pasquale Di Rella, manifesta la piena disponibilità a sottoporsi spontaneamente, nelle forme e nei modi che la collega Irma Melini e il suo avvocato riterranno più opportuni, a perizia calligrafica.

Invita tutti gli altri partecipanti al voto segreto ‘incriminato’ del 14.11 u.s. a manifestare identica disponibilità, per giungere nel più breve tempo possibile alla identificazione del responsabile del becero insulto ai danni della collega consigliera.

Rivolge, inoltre, un accorato appello all’autore dell’insulto, affinché si assuma pubblicamente la responsabilità dell’insano gesto e chieda scusa ad Irma, al Consiglio Comunale ed alla Città. La politica deve arrivare prima della magistratura in questo caso, perché solo così, forse, potremmo restituire all’istituzione la dignità perduta.

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2 COMMENTI

  1. “Much ado about nothig” scrisse William Shakespeare, intendendo “Tanto rumore per nulla”. La scorribanda del consigliere/a buontempone, che certo si sarà pentito/a nell’anima della cacchiata, non deve assurgere ad abbattimento della sacralità dell’assemblea comunale, perché di sacro nella politica non vi è molto, a parere di molti. Anche le barricate che subito si vogliono alzare da parte delle donne contro i “maschietti” cattivoni, denotano disagio sessista, vittimismo e ricerca di consenso. Siamo sicuri, poi, che sia stato proprio un consigliere e non una consigliera, ad offendere la collega? Di certo non è la città che si sente offesa, o almeno non il sottoscritto. Certo solidarizzo con la consigliera Melini, ma da cittadino la inviterei a non prenderla così seriosamente, soprattutto escludendo un aggravio di spese da parte della Procura.
    Il suggerimento del presidente del consiglio comunale mi pare saggio: l’autore si scusi per l’offesa.
    Visto il clima, spero che nessuno si senta offeso dalla mia opinione.

  2. Io si, sono offeso, primo come persona, poi come cittadino! E sottolineo cittadino, non dico barese, perchè questo atto SCHIFOSO, non solo per il contenuto, ma per il fatto di essere in quel contesto e con quella modalità comunicativa, evidenzia il valore civile di una Comunità che evidentemente sta perdendo consapevolmente senso!

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