Incontriamo Tommy Parisi, il cantante neomelodico figlio del boss Savinuccio, nella “sua” Japigia. Dall’alto della montagnola si vede casa. All’indomani della scarcerazione, Tommy parla di quello che definisce “un incubo”.

Venti giorni in carcere con un’accusa pesante, quella di aver chiesto estorsioni agli imprenditori edili. Le immagini prodotte, però, sarebbero quelle di una normale lite con un conoscente. “Nessuna estorsione – spiega il cantante – seppure mi vergogno molto di quanto è successo. Capita a chiunque di perdere la testa. Si è trattato solo di questo, per una faccenda personale“.

Parisi parla a tutto campo. “Il carcere non mi ha cambiato – dice – sono la persona umile di sempre“. Prima udienza preliminare per il rinvio a giudizio rinviata. La giustizia italiana è uguale per tutti.

L’esperienza dell’arresto, ma anche la carriera musicale. Tra aprile e maggio il nuovo album, in cui potrebbe trovare spazio un brano su quanto successo e poi gli appuntamenti live. Il prossimo il 26 febbraio in piazza Plebiscito, a Putignano, per il Carnevale.

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