“Ribadiamo la totale contrarietà dell’Unione Sindacale di Base, dei propri iscritti, e di tanti dipendenti che si rivolgono a USB, a modifiche peggiorative che intendano scaricare le responsabilità politiche e gestionali sui Lavoratori. Riteniamo che ogni attività della Cassa, liquidazioni incluse, venga sospesa in attesa della pronuncia della Corte dei Conti”. Firmato: USB P.I. Coordinamento Comune di Bari.

Dunque, casomai ce ne fosse bisogno, l’Unione Sindacale di Base rincara la dose su quanto già espresso fermamente durante l’assemblea convocata dal Comune con una sola settimana di preavviso e a cavallo tra natale e Capodanno. La Cassa Prestanza non si tocca, e nessuno cerchi di scaricare sui dipendenti le responsabilità degli amministratori.

Ad aprile dello scorso anno il consigliere del Movimento 5Stelle Sabino Mangano sollevò pesanti dubbi sulla gestione della Cassa prestanza, istituita nel 1927 dal Comune di Bari in favore dei dipendenti comunali per concedere agli iscritti sovvenzioni, borse di studio, forme di assistenza e anche un premio di buonuscita. Mangano puntò il dito contro quella voce di bilancio per cui l’amministrazione, alle spese per il Welfare, indicò 500mila euro da destinare alla “Cassa prestanza”, chiamando così in causa la Corte dei Conti.

Nell’assemblea di fine 2016 è successo letteralmente di tutto, la partecipazione in massa dei dipendenti puntava a evitare lo stravolgimento delle regole, auspicato dall’amministrazione, anche perché dei 20 milioni di euro che dovrebbero essere in cassa, pare ce ne siano solo 3.

“Apprendiamo da un articolo di stampa  – prosegue la nota dell’USB – che Palazzo di Città avrebbe istituito una task force, costituita da due docenti universitari e da tre dirigenti del Comune. La task force dovrebbe esprimere pareri su alcune questioni già oggetto di proposte di modifica dello Statuto della Cassa ad opera del Comune, proposte vigorosamente bocciate dai Lavoratori intervenuti nell’Assemblea del 28 dicembre scorso”. La vicenda, dunque, non finisce qui.

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1 COMMENTO

  1. Alla fine è andata a finire con il blocco delle liquidazioni per i pensionati di gennaio. Cioè i primi sette lavoratori, in quiescenza dal 1^ gennaio, dopo aver versato soldi contanti ogni mese per decine di anni, si sono visti rifiutare la richiesta di restituzione di quanto versato. Chi ha firmato per anni le liberatorie, adesso non vuole firmare più, rimpallando la responsabilità da un campo all’altro, come in una partita di tennis. I responsabili contabili contro i responsabili politici, arbitrati dai responsabili del controllo che sotto controllo non hanno neanche il numero della taglia delle loro mutande. Attenzione, però, che le trattenute del 3% sullo stipendio non sono state bloccate! Ma come funziona? Una domanda, allora, viene spontanea: fino a che punto si può comprimere la rabbia dovuta ai soprusi, affinché non sfoci in violenza? I dipendenti comunali sono tutti pacifici, ma tempo fa qualcuno disse di prestare attenzione all’ira dei mansueti.

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