Porta camera calda ospedale della Murgia (3)

“Amo la mia professione, ma mi vergogno di lavorare in queste condizioni. È raccapricciante”. Fosse stata ancora un medico del pronto soccorso dell’ospedale della Murgia, sarebbero state parole della dottoressa Francesca Mangiatordi. Lei, però, sta a Cremona dopo essere stata constretta a incatenarsi per rivendicare i suoi diritti e quelli di tutti di tutti i pazienti murgiani. Era il 3 agosto dell’anno scorso.

A parlare questa volta è un ex collega della Mangiatordi. Lavora in un ospedale che proprio non riescono a trasformare in un centro di eccellenza, come più volte dichiarato dai vertici della Asld i Bari. Le chiacchiere stanno a zero e i disagi sono sempre più evidenti. Il 4 settembre del 2015 denunciammo la rottura della prima porta della camera calda del pronto soccoro, poi i fili elettrici scoperti, la rottura del secondo accesso, fino ai cartoni messi a protezione di una porta d’accesso al pronto soccorso, devastata dal maltempo.

Il vecchio direttore sanitario, Alessandro Sansonetti, ci aveva assicurato che si sarebbe risolto tutto, ma i tempi della burocrazia sono andati ben oltre quelli dell’umana sopportazione. Ieri, per circa un’ora, sull’ospedale si è abbattuto un violento acquazzone, che ha allagato l’intera camera calda, il primo contatto con il pronto soccorso, quella in cui sostano le auto dei pazienti e le ambulanze per scaricare i pazienti.

Pozzanghere ovunque e pioggia su pazienti, accompagnatori e operatori del 118 e dell’ospedale. Siamo in estate. Si è trattato di un temporale estivo. Passa tutto. Il vero problema è che trascorse le ferie passa anche la bella stagione e i problemi ritornano in tutta la loro gravità.

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