Sempre più spesso si sente parlare di stampa 3D, i campi di applicazione della nuova tecnologia ormai non conoscono praticamente più confini. Prova ne sia la novità di cui ci ha parlato, nel suo studio ad Acquaviva delle Fonti, il dottor Lelio Leoncini, medico chirurgo specializzato in medicina fisica e riabilitazione. Riguarda il trattamento della scoliosi, di cui tanti hanno sofferto e soffrono: «Parlare solo di stampa 3D è riduttivo  – ci ha detto il medico – in realtà si tratta di un “trattamento” tridimensionale della patologia. Con i nuovi corsetti realizzati con la stampante 3D, infatti, è possible intervenire sui tre piani di movimento delle vertebre e non solo a livello bidimensionale come nel caso di quelli tradizionali».

Sì perché, anche se siamo ancora in una fase di sperimentazione e ricerca, alcuni busti per la scoliosi realizzati con questa tecnologia sono già in circolazione: «La fase più lunga è proprio quella della stampa, ci vogliono circa 24 ore, ma per l’acquisizione del modello, grazie a dei sensori a raggi infrarossi, ci vuole appena un quarto di secondo. In più, per realizzare un busto convenzionale, lo studio deve essere ben attrezzato, avere spazi abbastanza grandi, con un bagno, perché bisogna realizzare un calco in gesso del paziente, che poi deve anche lavarsi quindi, qui invece deve solo indossare una maglietta speciale che favorisce l’acquisizione delle immagini».

Non solo, a detta del dottor Leoncini, anche indossandolo il paziente avverte notevolmente la differenza, senza contare che un busto tradizionale produce degli scarti di realizzazione che devono essere smaltiti, i nuovi invece sono addirittura riciclabili. Il tutto, avvalendosi di macchinari a costi notevolmente inferiori rispetto a quelli necessari per un busto “classico”.

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