Le sedi del Municipio II di Bari, ricavate in due appartamenti di proprietà della Debar Costruzioni s.p.a., in via Zaccaro, per un costo di 145.000,200 euro l’anno, sono inutili. Il Movimento 5 Stelle è insorto, chiedendo spiegazioni e l’intervento della Corte dei Conti. Denuncia sacrosanta. Abbiamo deciso di scavare a fondo, cercando di individuare in quali meandri della burocrazia barese si sono perse le responsabilità di questo ennesimo sperpero di denaro pubblico e forse per qualcuno con un valore inferiore rispetto ai soldi propri.

La condivisa denuncia dei consiglieri pentastellati ha mandato su tutte le furie Andrea Dammacco, presidente del Municipio II. In campagna elettorale, infatti, Dammacco promise la dismissione di quei due appartamenti. Promessa scritta nero su bianco il 14 novembre del 2014, con una richiesta formalizzata attraverso l’invio del progetto della rimodulazione degli spazi della sede in via stradella del Caffè, quella in cui sarebbero duvuti essere trasferiti i dipendenti di via Zaccaro.

Subito dopo la richiesta avanzata dal presidente Dammacco, il direttore generale del Comune di Bari, l’avvocato Davide Pellegrino, avvocò a sè il procedimento di riorganizzazione delle sedi dei Municipi. A quel punto succede l’irreparabile e l’iter diventa farraginoso, aumentano le lacune e lo spreco di soldi pubblici viene cristallizzato. Alla fine della giostra, tutto sarebbe dovuto finire entro il 2015. A giugno la Giunta comunale approva una delibera con oggetto: “Piano di riordino delle sedi dei Municipi I, II e IV e trasferimento delegazione anagrafe”.

Trasferimento necessario per fare in modo che in stradella del Caffè si potessero trasferire i dipendenti di Mungivacca. Nella delibera vengono anche stabilite le risorse necessarie (200mila euro) e vengono date disposizioni a tutte le ripartizioni affinché provvedano anche alla dismissione del contratto di locazione. Quello stesso mese il direttore generale scrive chi deve fare cosa, stabilendo pure le fasi e, sulla base della delibera di Giunta, anche la possibilità di far partire i lavori.

Lo stanziamento dei fondi necessari è avvenuto il mese dopo, a luglio 2015, con l’approvazione del bilancio che dava la copertura finanziaria necessaria per poter procedere al trasferimento. Tutto regolare, ma perché non è successo ancora nulla? La ripartizione Infrastrutture e viabilità non aveva il progetto pronto, nonostante quello inviato dal Municipio il 19 dicembre 2014. Progetto che necessitava anche del parere dei Vigili del Fuoco, arrivato solo la settimana scorsa.

Dammacco, fin dalle prime battute aveva avvisato chi di dovere sul possibile paradosso, poi materializzatosi. Con l’approvazione dei nuovi principi contabili, il presidente metteva in guardia sul fatto che le risorse potessero finire nell’avanzo di amministrazione, senza poter essere impiegate, nel caso in cui non si fosse proceduto entro dicembre 2015. Oggi c’è il progetto, ma non i soldi. Bisognerà aspettare l’approvazione del prossimo bilancio, che non avverrà prima di aprile, a meno che, ed è questa la richiesta avanzata da Dammacco, l’amministrazione non trovi le risorse finanziarie per far partire subito la gara per i lavori di adeguamento.

La burocrazia, lo ricordiamo, è fatta di uomini. Le carte e i progetti non si scrivono e firmano da soli. Si poteva però procedere quanto meno alla disdetta del contratto di locazione con la Debar Costruzioni. E invece non è ancora stato fatto. La ripartizione Lavori Pubblici, infatti, non ha mai realizzato il cronoprogramma in cui viene stabilito l’inizio e la fine di questo lento, lentissimo trasferimento di uffici e personale. Se il proprietario dovesse buttare tutti fuori che fine farebbero gli impiegati? Ma di chi è la colpa di questo clamoroso? “Della burocrazia italiana – tuona Dammacco – e di chi avrebbe dovuto controllare che il processo andasse avanti in maniera spedita. Mi rammarica il fatto che da oltre un anno qualcuno avrebbe potuto accelerare l’intervento, facendo risparmiare altri preziosi soldi pubblici”. Uno spreco senza possibilità di essere smentiti, se si considera che i lavori di riadeguamento della sede del Municipio II valgono solo 55mila euro in meno di un anno di affito elargito alla società di costruzioni Debar s.p.a.

 

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