Le immagini che immortalano il direttore amministrativo della Fondazione Petruzzelli, il ragionier Vito Longo, intascare otto volte mazzette in appena due mesi (la media di una tangente a settimana), sono solo la punta di un iceberg. Ciò che da tre anni denunciamo, infatti, non è solo quella che all’epoca era una presunta corruzione, ma un autentico modus operandi. Al netto della dirompente volgarità di quelle immagini, la vera questione, quella che non bisogna mai perdere di vista, è la manipolazione dei bandi e la mala gestione della Fondazione, con grandi responsabilità degli organi di controllo, per esempio il Collegio dei revisori dei conti, ma anche di tutti i consiglieri di amministrazione degli enti che hanno da sempre finanziato il teatro con fiumi e fiumi di soldi pubblici.

Vito Longo, se ci pensate, ha potuto esprimere tutta la sua professionalità durante le sovrintendenze di Angiola Filipponio Tatarella e Giandomenico Vaccari, il commissariamento dello straordinario Carlo Fuortes e la stava facendo sotto il naso anche a Massimo Biscardi. Non dimentichiamo, infine, che per breve tempo Longo ha anche ricoperto il ruolo di para sovrintendente, vivendo un periodo di assoluta indipendenza. Anche in questa occasione senza la benché minima verifica da parte degli organismi di gestione e controllo. Ripercorriamo adesso, sotto un’altra luce, la nostra triennale inchiesta giornalistica sulla mala gestione della Fondazione Petruzzelli. Il primo articolo della lunghissima saga che ha totalizzato più di 350mila visualizzazioni, è datato 18 maggio 2013.

Al centro dei nostri dubbi una curiosa procedura per l’acquisizione di beni e servizi. Nel nostro caso parliamo dei costumi. Prima di entrare nel merito, una doverosa premessa. La Fondazione non ha mai, e quando diciamo mai, intendiamo mai, avviato procedure pubbliche per il noleggio, e/o primo noleggio, e/o vendita di costumi per le opere liriche che negli anni si sono succedute sul palco del teatro. Le uniche disastrose eccezioni sono rappresentate dalla gara per i costumi di “Otello” e per quelli della “Sonnambula”. Abbastanza curioso, ce lo consentirete. Partiamo dall’Otello, anche nel nostro caso, opera in quattro atti.

Atto I (La Procedura);
Atto II (La telefonata di Fuortes);
Atto III (Il Presidente della Repubblica);
Atto IV (Fuortes scrive a D’Ambrosio Lettieri).

ATTO I – LA PROCEDURA

“Gli importi e le modalità di pagamento saranno concordate e condivise con l’eventuale aggiudicatario”. Dal 18 maggio 2013 ci siamo chiesti il senso di questa frase che, riportata su una maglietta, abbiamo fatto leggere senza avere risposte chiare a decine di rappresentanti delle istituzioni, della politica e della società civile (Tommaso Attanasio, Tobia Binetti, Mons. Alberto D’Urso, Michele Losappio, Antonio Decaro, Marco Emiliano, Angelo Tomasicchio, Fabio Ladisa…). Molte delle persone “interrogate”, compreso l’ex presidente della Regione Pugia, Nichi Vendola, non hanno mai risposto. L’ex governatore ci fece addirittura allontanare dagli agenti della scorta e da quelli della Digos, quando lo “assaltammo” il giorno dell’inaugurazione della fermata della metropolitana all’aeroporto di Bari Palese. Allora non era il momento giusto. Oggi, alla luce di quanto scoperto dalla Procura di Bari dopo la querela che Mario Lavopa ha fatto al nostro giornale, siamo finalmente in grado di comprendere il senso più profondo di quell’assurda indicazione partorita dalla fervida mente del “Premio Oscar” ed ex direttore degli allestimenti del Petruzzelli, Tommaso Lagattolla, e sottoscritta dall’ormai ex direttore amministrativo, il ragionier Vito Longo, ancora agli arresti domiciliari. Eravamo nel pieno del periodo del fallimentare commissariamento targato Carlo Fuortes e Lagattolla era anche il responsabile unico di quel procedimento (Rup). Periodo fallimentare – lo ricordiamo – perché il commissario ha lasciato il Petruzzelli con un buco di bilancio di 2 milioni di euro (intaccando anche il parimonio netto dell’ente) e con un socio privato in meno: la Camera di Commercio di Bari. Buco del quale nessuno, ancora oggi, è stato chiamato a rispondere.

Per chi soffre di amnesia, la frase diventata ormai storia del diritto amministrativo italiano: “Gli importi e le modalità di pagamento saranno concordate e condivise con l’eventuale aggiudicatario”, era contenuta nella richiesta del preventivo per primo noleggio o vendita per i costumi dell’opera “Otello” datato 9 ottobre 2012. Scadenza 19 ottobre 2012 (solo dieci giorni per la presentazione delle offerte). Come abbiamo più volte dimostrato quest’opera apre la grande stagione, non solo lirica del Petruzzelli, ma anche delle finte nuove produzioni. Opere andate già in scena anni addietro, per esempio a Vilnius e San Gallo, ma spacciate e profumatamente pagate come nuovi allestimenti con denaro pubblico. Elemento da non sottovalutare. La follia di questa frase sta nel fatto che non è possibile determinare successivamente all’acquisizione di preventivi, le modalità di pagamento e soprattutto gli importi dovuti a un eventuale aggiudicatario. Neppure al teatro della Repubblica delle Banane è immaginabile una cosa simile. Da che mondo e mondo si stabiliscono in anticipo tutti i requisiti e i criteri per aggiudicare una qualsiasi fornitura pubblica, anche quella dei costumi di un’opera lirica. I costumi, infatti, al pari del noleggio delle luci e di qualsiasi altra attrezzatura, vanno inseriti nella voce “acquisizione beni, servizi e forniture”.

La frase incriminata e più in generale l’intera assurda procedura (con preventivi che dovevano giungere via fax o via mail e non come norma vuole in busta chiusa con apertura pubblica), crea un pauroso imbarazzo alla Fondazione e al suo commissario, chiamato al Petruzzelli per vigilare e risanare. Per ora, ma solo per ora, sipario chiuso e luci di sala.

 

 

 

 

 

 

 

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